Le origini di Babbo Natale

Le origini di Babbo Natale

Ore 04:28:36 - Sull'origine della figura di Babbo Natale e sulle sue diverse denominazioni Raffaella Setti —storica della lingua italiana e collaboratrice dell'Accademia della Crusca— ha preparato un approfondimento, pubblicato oggi sul sito dell'istituzione linguistica.

L'uso di fare doni ai bambini in occasione del solstizio d'inverno c'è sempre stato. Nell'antica Roma imperiale, fra gli anni 243 e 366 dopo Cristo, l'occasione cominciò a coincidere con il dies natalis e amici e parenti iniziarono a scambiarsi le prime stranae per festeggiare. Insieme alla nascita di Gesù si ricordava l'anniversario dell'ascesa al trono dell'Imperatore e i festeggiamenti per i due eventi avevano il significato simbolico di prosperità che ci si augurava durasse per tutto l'anno. Agli auguri di buona salute, si accompagnarono presto ricchi cesti di frutta e dolciumi, e poi doni di ogni tipo.

Ma nel passato i regali non li portava Babbo Natale. A consegnarli ai bambini ci pensavano gli elfi, gli angeli, le fate, i Re Magi, Santa Lucia, Gesù Bambino o la Befana. La figura di Babbo Natale si ricollega a San Nicola che, vissuto in Lycia nel IV secolo (nato a Patara in Turchia), fu Vescovo di Myra. Dopo la morte le sue spoglie furono trafugate e portate a Bari, città di cui divenne il patrono. San Nicola (Sanctus Nicolàus) era rappresentato vestito da Vescovo, quindi con l'abito rosso che poi resterà nella rivisitazione americana di Moore. Per diventare ciò che è attualmente la leggenda e la storia di Babbo Natale, San Nicola dovette arrivare negli Stati Uniti al seguito degli immigrati fiamminghi. Il nome olandese del santo, Sinter Klass, venne anglicizzato come Santa Claus, la cui traduzione in italiano è solitamente Babbo Natale. Infine, a New York, Clement Clark Moore nel 1822 scrisse per i suoi sei figli la poesia A visit from St. Nicholas, in cui lo descriveva in vesti nuove. Il successo fu immenso e —con i nomi di Santa Klaus, Father Christmas, Papa Noël o Weihnachtsmann (anche se in Germania restò viva l'usanza che i doni li facesse arrivare Gesù bambino)— Babbo Natale diventò il più amato portatore di regali.

A Visit From St. Nicholas, manoscritto donato dall'autore Clement C. Moore. New-York Historical Society.

San Nicola era già divenuto nella fantasia popolare “portatore di doni”, grazie a numerose leggende che si erano diffuse su di lui fin dagli anni che seguirono la sua morte. Una tra le più famose, riportata anche da Dante nella Divina Commedia (Purgatorio XX, 31-33), è quella delle tre giovani poverissime destinate alla prostituzione, dal momento che il padre, caduto in miseria, non poteva dare loro la dote per farle sposare. L'uomo pregò Nicola che decise di aiutarlo lanciando per tre notti consecutive, attraverso una finestra sempre aperta della casa, i tre sacchi di monete che avrebbero costituito la dote delle ragazze. La prima e la seconda notte le cose andarono come stabilito, mentre la terza notte San Nicola trovò la finestra inspiegabilmente chiusa. Deciso a mantenere comunque fede al suo proposito, il vecchio dalla lunga barba bianca si arrampicò così sui tetti e gettò il sacchetto di monete attraverso il camino, dov'erano appese le calze ad asciugare. In altre versioni posteriori, forse modificate per poter essere raccontate ai bambini a scopo educativo, Nicola regalava cibo alle famiglie più povere calandoglielo attraverso i camini o lasciandolo sui davanzali delle finestre. La notte della consegna dei doni diventò quella del 6 dicembre (S. Nicola, appunto) e poi quella di Natale.

Haddon Sundblom, Santa Claus. 1931

L'immagine che siamo abituati a vedere di Babbo Natale deriva da una delle prime pubblicità della Coca Cola. Nel 1931 quest'azienda decise infatti di usare Babbo Natale nelle sue campagne pubblicitarie invernali e commissionò ad un artista americano, Haddon Sundblom, l'incarico di ridisegnare il vecchio gentiluomo con in mano una bottiglia della celebre bevanda. Queste illustrazioni invasero il mercato dai primi Anni Trenta all'inizio dei Sessanta, diventando l'immagine di colui che porta i regali di Natale e perdendo così ogni connotazione religiosa.

Raffaella Setti
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca