Messico, giornalisti assassinati: dati del governo e RSF non coincidono

Messico, giornalisti assassinati: dati del governo e RSF non coincidono

Ore 17:01:59 - Sono 50 i giornalisti nel mondo uccisi nel 2020 mentre svolgevano il proprio lavoro, la maggior parte in Paesi considerati in pace. È quanto emerge dal bilancio annuale diffuso da Reporters sans frontieres (Rsf). L’organizzazione ha evidenziato che, se nel 2016 il 58% era rimasto ucciso in situazioni di guerra, oggi la percentuale di quanti muoiono in zone di conflitto è pari al 32%. Quindi il 68% è stato ucciso in Paesi in pace.

«In Messico per esempio» —commenta Pauline Ades-Mavel, redattrice capo e portavoce dell’organizzazione— «quest’anno sono morti otto reporter che indagavano sui cartelli. L’anno scorso erano stati dieci. Il Messico, un Paese in pace, è sempre in cima alla classifica delle nazioni più pericolose per questa professione».

Ma, secondo le statistiche ufficiali del Paese latinoamericano, i giornalisti assassinati nel 2020 sono almeno 19, più del doppio di quanto riferisce Rsf e due in più rispetto allo scorso anno. Lo ha reso noto il 25 novembre —nel corso della conferenza mattutina del presidente López Obrador— Alejandro Encinas, sottosegretario per i Diritti umani, la popolazione e la migrazione del Ministero degll'interno.

Nella classifica di Rsf, dopo il Messico seguono l'India (4), il Pakistan (4), le Filippine (3) e l'Honduras (3).

Di tutti i giornalisti uccisi nel 2020, ha sottolineato Rsf, l’84% è preso di mira e deliberatamente eliminato, contro il 63% del 2019.

«La violenza del mondo continua a colpire i cronisti» – ha commentato il segretario generale di Rsf, Christophe Deloire – «parte dell’opinione pubblica ritiene che i giornalisti rimangano vittime dei rischi del mestiere, anche se sono sempre più presi di mira quando indagano o fanno reportage su argomenti sensibili. Ciò che viene indebolito è il diritto all’informazione, che è un diritto di tutti gli esseri umani».

FOTO: VICTORIA RAZO / CUARTOSCURO.COM