Informazioni e dati sul sistema di governo italiano

Informazioni e dati sul sistema di governo italiano

Ore 13:17 - Con il voto di fiducia del parlamento, il nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi può considerarsi pienamente in carica.

Per alcuni —soprattutto in nazioni come il Messico, basate su un sistema presidenziale— il passaggio che ha portato all'inizio di questa nuova tappa può essere sembrato confuso, per cui vale la pena ricordare ai nostri lettori qual è il ruolo del Presidente della Repubblica Italiana nella determinazione del gruppo di persone che assumono la direzione e la responsabilità dell’andamento politico ed economico del Paese.

Con la costituzione del 1948 l’Italia si è dotata di una forma di governo parlamentare, per cui alle elezioni viene eletto il parlamento e non il presidente del Consiglio dei ministri —a volte chiamato premier o primo ministro— che è nominato dal presidente della Repubblica.

«Il Presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri».
Costituzione della Repubblica Italiana, art. 92

Quello del presidente, però, non è un potere discrezionale. Il governo, infatti, per assumere le sue funzioni deve ottenere la fiducia del parlamento.

«Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere».
«Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia».
Costituzione della Repubblica Italiana, art. 94

Quindi, nello scegliere il presidente del Consiglio designato —cioè che non ha ancora ricevuto la fiducia—, il capo dello Stato deve identificare una figura che ritiene possa ottenere l'approvazione del parlamento.

In realtà non è solo il Presidente del Consiglio a dover ottenere la fiducia, ma tutto il governo. Secondo la Costituzione, il capo dello Stato nomina i ministri su proposta del Presidente del Consiglio. La scelta del termine ha un chiaro significato: anche se l’iniziativa è del presidente del consiglio, l’inquilino del Quirinale non si limita ad accoglierla passivamente e mantiene anche in questo passaggio un ruolo molto importante.

Per arrivare alla nomina del governo, che dovrà presentarsi alle Camere per ottenere la fiducia, il presidente avvia le consultazioni con i partiti. Queste, se pur non previste dalla Carta, costituiscono ormai una consolidata e irrinunciabile prassi. Il loro numero e la loro durata dipendono dal contesto politico ed alcune possono essere considerate obbligate, ovvero quelle riguardanti i colloqui con i capi dei gruppi parlamentari, i presidenti della Camera e del Senato, i rappresentanti delle coalizioni —se queste sono presenti e chiaramente definite— gli ex presidenti della Repubblica e i capi delle componenti del gruppo misto.

Anche se non previsto dalla Costituzione, se le consultazioni non hanno portato a un’indicazione chiara, il presidente della Repubblica può conferire un mandato esplorativo. È quello che è successo ad esempio nel 2018 ed alcuni giorni fa quando, di fronte a un panorama politico frammentato, il presidente Mattarella ha conferito il mandato esplorativo rispettivamente a Carlo Cottarelli e a Roberto Fico.

In ogni caso, quando il capo dello Stato conferisce l’incarico vero e proprio, la persona proposta di solito accetta con riserva, che viene sciolta —in maniera positiva o negativa— dopo brevi consultazioni con i gruppi politici che dovrebbero comporre la maggioranza.

Fatto questo, si procede con i decreti di nomina e quindi con il giuramento che deve essere compiuto dal presidente del Consiglio incaricato e dai ministri: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione».

Alcuni dati

I presidenti del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, dalla sua proclamazione nel 1946 sino ad oggi, sono stati 30 e hanno presieduto complessivamente 67 governi.

Alcide De Gasperi è il politico che ha presieduto per più volte un governo (8 governi, dei quali il primo insediatosi ancora in epoca monarchica e quindi repubblicano solo nella seconda parte del mandato, cioè dopo la proclamazione della Repubblica), seguito da Giulio Andreotti (7 governi), Amintore Fanfani (6 governi), Mariano Rumor e Aldo Moro (entrambi 5 governi), e Silvio Berlusconi (4 governi). Due esecutivi, invece, sono stati presieduti, nell'ordine, da Antonio Segni, Giovanni Leone, Francesco Cossiga, Giovanni Spadolini, Bettino Craxi, Giuliano Amato, Romano Prodi, Massimo D'Alema e Giuseppe Conte.

Il partito che ha annoverato il maggior numero di presidenti del Consiglio è stata la Democrazia Cristiana (16), seguita dal Partito Democratico (3), il Partito Socialista Italiano (2), il Partito Repubblicano Italiano, Forza Italia, e Democratici di Sinistra (1 ciascuno). I restanti 6 sono stati invece indipendenti, in quanto non affiliati ufficialmente a nessuna forza politica durante il loro mandato.

Fino al 1993, tutti i presidenti del Consiglio erano parlamentari al momento della nomina. Il primo a non sedere in parlamento all'atto di nomina fu Ciampi, a cui seguirono poi Dini, Amato al suo secondo governo, Renzi, Conte e Draghi.

Il presidente più giovane è stato Matteo Renzi, che ha assunto la carica poco dopo aver compiuto 39 anni; il più anziano è stato Amintore Fanfani, che terminò il suo ultimo mandato a 79 anni compiuti. Silvio Berlusconi è stato il presidente del Consiglio rimasto in carica, complessivamente, per più tempo (3.339 giorni); Fernando Tambroni è il presidente rimasto in carica per il tempo più breve (123 giorni).

Il governo più duraturo è stato il secondo governo Berlusconi, con 3 anni, 10 mesi e 12 giorni, mentre quello più breve è stato il primo Fanfani (22 giorni).