Tragedia della funivia: tre arresti

Tragedia della funivia: tre arresti

Ore 02:05 - Dopo una notte di interrogatori serrati e, a tratti, anche tesi e drammatici, a tre giorni dalla tragedia del Mottarone —il crollo della cabina della funivia in cui sono morte quattordici persone— ci sono tre fermati: il proprietario della società che gestisce l'impianto, il direttore e il capo operativo del servizio.

L'analisi dei reperti ha infatti permesso di accertare che «la cabina precipitata presentava il sistema di emergenza dei freni manomesso».

Secondo gli inquirenti, il “forchettone”, ovvero il divaricatore che tiene distanti le ganasce dei freni che dovrebbero bloccare il cavo portante in caso di rottura del cavo trainane, non è stato rimosso: un «gesto materialmente consapevole», per «evitare disservizi e blocchi della funivia», che da quando aveva ripreso servizio, presentava «anomalie».

Entrata in funzione da circa un mese, dopo la chiusura a causa della pandemia, la funivia del Mottarone «era da più giorni che viaggiava in quel modo», precisa la procuratrice Olimpia Bossi. Interventi tecnici, per rimediare ai disservizi, erano stati «richiesti ed effettuati», uno il 3 maggio, ma «non erano stati risolutivi e si è pensato di rimediare». Così, «nella convinzione che non si sarebbe mai potuta verificare una rottura del cavo, si è corso il rischio che ha purtroppo poi determinato l'esito fatale», sottolinea la magistrata, che parla di «uno sviluppo consequenziale, molto grave e inquietante, agli accertamenti svolti».

Le indagini non sono finite. E non solo per confermare, con l'intervento dei tecnici, quanto emerso dai primi accertamenti, ma anche perché la procura di Verbania intende «valutare eventuali posizioni di altre persone». «Si è tutto accelerato nel corso del pomeriggio e di questa notte» —ha affermato la procuratrice lasciando la caserma— «e nelle prossime ore cercheremo di verificare, con riscontri di carattere più specifico, quello che ci è stato riferito». Ha poi concluso parlando di «un quadro fortemente indiziario» nei confronti dei fermati, persone che avevano «dal punto di vista giuridico ed economico, la possibilità di intervenire [...] che prendevano le decisioni». E che, secondo gli sviluppi dell'inchiesta, non l'hanno fatto.

 

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