Emanuele Viscuso ricorda Franco Battiato

Emanuele Viscuso ricorda Franco Battiato

Ore 07:29 - Emanuele Viscuso —nato il 24 dicembre 1952 a Palermo— è uno scultore, musicista, designer e promotore culturale attualmente residente a Puerto Escondido, in Messico.

La sua opera più famosa è la scultura di 15 metri Onda-ponte sull'immaginario esposta all'aeroporto internazionale di Milano Malpensa. Nel corso della sua carriera, tra molte altre iniziative, Viscuso fondò nel 2006 il Sicilian Film Festival a Miami, Florida, una vetrina per registi e film siciliani.

Il testo che pubblichiamo di seguito è stato diffuso tramite il suo account Facebook il 18 maggio 2021, giorno della scomparsa di Franco Battiato.

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Caro Franco,

questa davvero non me l’aspettavo!

Non è che ti credessi immortale, ma per me eri un personaggio di un tale spessore e, allo stesso tempo, di una tale vitalità, che credevo avresti dato molto più filo da torcere a Nostra Sora Morte.

Stamane [il 18 maggio 2021, ndr] la notizia della tua scomparsa mi ha raggiunto in Messico. In un attimo mi sono passate davanti tutte le innumerevoli volte in cui c’eravamo incontrati e invitati reciprocamente, tutte le tue meravigliose canzoni, i tuoi film, il pubblico in delirio ai tuoi concerti, le nostre telefonate, i nostri messaggi, gli amici e i parenti che mi avevi presentato, persino tua madre e tuo fratello Michele.

Naturalmente, tra i miei ricordi più belli c’è l’invito che mi facesti a casa tua a Milo, in Sicilia e poi la presentazione dei tuoi film al mio Sicilian Film Festival di Miami. Ma la mente va a quando ci conoscemmo a Milano alla fine degli anni 70. Eri ancora un musicista non molto conosciuto e avevi aperto un conto alla banca dove io lavoravo. Facemmo amicizia subito. Tu già entrato nel mondo della musica che però non ti dava ancora i giusti riconoscimenti, e io che sognavo di fare il musicista mentre ancora lavoravo in banca. Un promettente duo di visionari. Ogni volta che passavi in agenzia m’invitavi a prendere un caffè al bar a fianco e lì ci raccontavamo tante cose e tanti sogni. Mi dicevi che, se era scritto che diventassi un artista, questo sarebbe successo.

Ogni tanto m’invitavi a casa tua, dove ti trovavi con altri musicisti e io ti invitavo a casa mia, dove ogni mercoledì avevo ospiti in campo artistico. Anche se ero ancora un bancario che sognava di fare il musicista ero già riuscito a trasformare casa mia in un punto d’incontro per il mondo intellettuale e artistico internazionale. Una sorta di Factory alla Andy Wharol, ma meneghina anziché nuovayorchese.

Venivano gente come Carlo Castellaneta e Andrea Pinketts, Gianni Versace, Egon von Furstemberg, Remo Brindisi, Maurice Henry con la moglie Helda e l’amica Amanda Lear o Pierre Restany e Leo Matiz con sua figlia Alejandra o Elena Manzoni, sorella di Piero. Veniva anche Valentina Cortese con suo figlio Jack Basehart e la fidanzata Antonia Dell'Atte, Cicci Locatelli con sua figlia Fiorenza, Vittoria Palazzo con sua figlia Valentina Zannini e moltissimi altri. Poi finalmente, dopo una lunga conversazione con te e un’altra con Vittoria Palazzo, poetessa ispirata e ispiratrice a sua volta e, come te, grandissima amica mia, trovai il coraggio di dare le dimissioni dalla banca per fare semplicemente l’artista. Il mio sogno!

Ora avevo tutto il tempo e la libertà che volevo per dedicarmi solo ed esclusivamente alla musica e alla creatività. Volevo farlo da subito. Nel frattempo avevo finalmente avuto modo di leggere un libro che tu stesso mi avevi regalato qualche tempo prima: “Il significato della musica” di Marius Schneider. Il libro spiegava come tutto l’universo fosse stato generato da un suono.

Non so se in dipendenza di esso o per puro caso ma, proprio allora, con dei pennarelli scoperti grazie a mia sorella Marivana che frequentava l’Accademia di Brera, iniziai a tracciare strani segni senza neppure sapere perché. Erano come vibrazioni, come campi magnetici senza un vero senso. Li buttavo giù perché sentivo di doverlo fare e tanto mi bastava. Il citato autore nel suo “Significato della musica”, m’insegnò che originariamente tutto l’universo era puro suono che condensandosi era divenuto materia e quindi vita e che ogni essere risultava dalla materializzazione della vibrazione acustica che lo aveva originato e ne conservava ancora, anche se mutate, le caratteristiche originali.

Pensando a Schneider e molto grato a te, Franco Battiato, per il graditissimo e ispirante regalo, esposi i miei Disegni di musica per la prima volta nell’autunno del 1984, pochi mesi dopo le mie dimissioni dalla banca, in una piccola galleria di via Castaldi a Milano.

La sera dell’inaugurazione pioveva che Dio la mandava, ma la galleria era strapiena di amici e gente interessata. Vendetti tutto! Quindi, incoraggiato da questo, dopo i quadri coi “Disegni di Musica”, opere bidimensionali, sentii la necessita di creare delle sculture che stavolta la musica la rappresentassero tridimensionalmente.

Te ne parlai e l’idea della “Musica Solida” ti piacque molto. La stessa sera, prima di addormentarmi, chiesi a Dio di ispirarmi. Fino a quel momento le mie sculture “Musica Solida” le avevo solo concepite a livello di desiderio e d’intuizione, ma non a livello visuale. Sentivo che avrebbero dovuto essere a base matematica. Ma, per quanto ci provassi, non ero ancora riuscito a visualizzarle.

Quella notte sognai che stavo visitando una mostra. Erano delle stranissime sculture che si attorcigliavano su sé stesse e si sviluppavano secondo leggi armoniche. Mentre nel sogno ammiravo l'equilibrio e la geometria su cui esse erano fondate, mi uscì un grido: Ma queste sono le mie sculture!!! Mi svegliai sudato e tremante. Le avevo finalmente visualizzate! Erano geometrie modulari. Ora potevo farle perché le avevo viste!

Mi misi subito all’opera e, miracolosamente, me ne vennero fuori talmente tante, quasi subito tutte immediatamente vendute, che in pochi anni divenni lo scultore che non avevo mai pensato di divenire. Non solo ne vendetti a tutti a Milano, ma persino all’Aeroporto Internazionale di Milano Malpensa. Solo sei anni dopo c’era, e c’è ancora, una mia scultura di 15 metri. Merito mio? Sicuramente anche merito tuo. Solo Dio lo sa.

Ora che lo hai raggiunto in Cielo sarebbe bello che mi mandaste un altro messaggio. Lo aspetto. Magari m’invento qualcos’altro! O magari, più semplicemente, visto che ormai la mia salute è traballante, inizio a pensare di raggiungervi pure io per inventarci assieme qualcosa di artistico anche lassù.

 

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