Consumo di acqua confezionata: l'Italia è seconda solo al Messico

Consumo di acqua confezionata: l'Italia è seconda solo al Messico

Ore 14:13 - Il mercato dell’acqua confezionata è maturo in molti Paesi e continuerà a crescere, a livello di consumi, del 7%-8% annuo nel prossimo quinquennio dopo essere salito del 7,4% medio annuo nell’ultimo ventennio arrivando a oltre 387 miliardi di litri per un valore al dettaglio di 155 miliardi di euro. È quanto indica il rapporto dell’Area Studi di Mediobanca, pubblicato nei giorni scorsi, «Il settore delle acque imbottigliate in Italia e nel mondo». Ecco alcune delle principali caratteristiche dei due mercati più importanti del pianeta in questo ramo dell'economia.

I consumi e i motivi in Messico e in Italia

Con 13,5 miliardi di litri, l’Italia in quanto a consumi per abitante è seconda solo al Messico: nel 2019 sono stati 222 i litri consumati pro capite nel Bel Paese (+1,5% dai 167 litri del 2000), contro i 269,4 litri del Messico (+4,6% medio annuo dai 115,7 litri del 2000). Seguono, tra i maggiori mercati, la Thailandia (213,1 litri), la Spagna (174,9), la Germania (167,7), gli Stati Uniti (152,4) e la Francia a 132,8.

L'origine dell'aumento del consumo di acqua in bottiglia a Città del Messico risale al periodo posteriore ai terremoti del 1985, quando fognature ed acqua potabile si mischiarono in alcune zone della metropoli a causa della rottura delle condutture, provocando sfiducia tra la popolazione.

Da allora diverse aziende partecipano nel mercato su scala nazionale e sia le multinazionali specializzate che le società produttrici di bibite gasate che colsero l'occasione di sfruttare la situazione lanciarono i loro marchi di acqua in bottiglia.

Esistono, inoltre, piccole ditte che concentrano la loro attività sul riempimento di bottiglioni per il consumo domestico. La norma NOM-201-SSA-1-2002 stabilisce le condizioni in cui un impianto di confezionamento deve operare in termini di attrezzature, tubazioni, aree di lavaggio e riempimento, nonché le sostanze che possono essere utilizzate e la presenza massima consentita di contaminanti, microbiologici, metalli e disinfettanti. Fonti del settore riferiscono che numerose attività che hanno sede in piccoli locali in aree popolari di grandi città installano attrezzature con le quali riempiono bottiglioni, propri o di compagnie concorrenti, e —in assenza di vigilanza—operano fuori dalla norma, per cui risulta difficile stabilire se questa situazione abbia prodotto problemi di salute in gruppi di popolazione, «poiché i disagi intestinali sono solitamente attribuiti al cibo e non all'acqua».

Dall'altra parte dell'Atlantico, l’alto consumo pro capite italiano assume maggior rilevanza considerando che in Messico la percezione della popolazione è che non esistano alternative all’acqua in bottiglia, anche se negli ultimi anni sono sorte versioni che affermano che si tratta in realtà di una campagna volutamente promossa dalle aziende che partecipano a questo mercato.

In ogni caso, la straordinarietà del dato italiano è ancora più evidente se confrontato alla media europea, di poco superiore ai 100 litri all’anno. La Svezia con 10 litri pro capite è il Paese del vecchio continente che consuma meno acqua confezionata. La media mondiale, che include però anche Paesi a minor reddito rispetto all’Italia, è inferiore ai 50 litri.

Analizzando le tendenze storiche di consumo si evince nello Stivale una progressione costante, apparentemente inarrestabile, che ha registrato un record di crescita nelle ultime decadi. Nel 1980 in Italia si consumavano 47 litri pro capite, quantitativo cresciuto di quasi 5 volte in 40 anni.

«La bevo perché è buona e mi piace» è la prima ragione indicata dagli italiani per spiegare la scelta di consumare acqua minerale in bottiglia. Seguono motivazioni riconducibili al salutismo e alla sicurezza, secondo cui bere acqua «fa bene alla salute» ed è indice di uno stile di vita sano. L’acqua minerale in bottiglia è apprezzata in modo sostanzialmente trasversale al genere, all’età, alla scolarità, alla condizione socio-economica ed area geografica di residenza.
L’acqua minerale in bottiglia ormai rappresenta un elemento dell’“italian food” e dell’“italian way of life”. L’acqua minerale italiana è diventata un simbolo sulle tavole dei ristoranti esteri più rinomati.

Il gusto dell'acqua: Italia e Messico a confronto

Quello dell’acqua è forse uno dei sapori più difficili da descrivere e spiegare. Spesso ci troviamo in difficoltà ad argomentare attraverso le parole perché troviamo un’acqua più piacevole di un’altra. Nonostante sia difficile spiegare (e capire) perché preferiamo una determinata acqua, tra le varie famiglie merceologiche alimentari, l’acqua è una di quelle in cui il consumatore è più fedele alla marca e tutti coloro che consumano acqua in bottiglia davanti allo scaffale di un supermercato hanno una chiara “mappa” delle proprie acque preferite. Nel Bel Paese, dal punto di vista dei consumatori di acqua di rete, secondo un’indagine di Acqua Italia condotta nel 2018, il gusto è il secondo
motivo per cui gli italiani scelgono l’acqua del rubinetto (dopo l’accessibilità). Contestualmente il gusto non gradito (principalmente a causa del contenuto di cloro) è anche uno dei motivi principali per cui un terzo degli abitanti dello Stivale non la beve mai.

In Messico l'aspetto del gusto riveste un'importanza molto minore. La cultura gastronomica del Paese latinoamericano prevede, infatti, che gli alimenti vengano praticamente sempre accompagnati da bevande dolci, che comprendono —oltre alle bibite gasate— le cosiddette “aguas de sabor”, ottenute a base di spremute diluite o preparati in polvere che producono limonata, aranciata, o “agua de horchata, de tamarindo, jamaica, guayaba, fresa, pepino”, ecc. In queste condizioni il sapore dell'acqua utilizzata per produrre la bevanda finale passa chiaramente a un secondo piano.