Smart working, in Italia il 54% delle imprese continuerà a usarlo

Smart working, in Italia il 54% delle imprese continuerà a usarlo

Ore 07:26 - Fondirigenti, il fondo interprofessionale per la formazione continua dei dirigenti promosso da Confindustria —la principale organizzazione imprenditoriale italiana— e Federmanager, un'associazione di categoria che rappresenta le alte professionalità delle aziende, ha sondato con il Quick survey Smart working 2.0 le sue 14mila aziende aderenti con l'obiettivo di tratteggiare in Italia lo scenario del lavoro agile post pandemia.

Dalle prime risposte di imprenditori, manager, quadri, impiegati (oltre 1.500 - un campione costituito dal 74% aziende del Nord, 18% Centro, 8% Sud, 63% Pmi e 37% grandi imprese) sono emerse indicazioni interessanti.

Una volta conclusa l'emergenza, lo smart working verrà utilizzato da più della metà delle aziende (54%), in maniera sostanzialmente permanente. Cambierà, tuttavia, la settimana lavorativa “ideale”: non più interamente (o quasi) “da casa”, ma si spezzerà in due: 2,6 giorni in presenza e i restanti 2,4 “a distanza” per recuperare rapporti sociali e interazione fisica con il proprio gruppo di lavoro, i due aspetti che sono mancati maggiormente in questi mesi di confinamento.

Smart working e innovazione

La modalità “agile” interesserà in prevalenza il mondo dei servizi, ma anche la manifattura, eccezion fatta per quelle filiere produttive, ad esempio di beni necessari come il settore alimentare, trasporti ed energia, per i quali è indispensabile l’impiego in presenza. I più assidui “in ufficio” sono i dirigenti (per loro lo smart working si attesta al 40,11% del tempo dedicato). Ed è stata anche la formazione a sostenere questo strumento: l’innovazione continua delle imprese, infatti, ha aiutato, e spinto, a stare “a distanza”, senza particolari ripercussioni negative, il 56% dei lavoratori.

Tra i 3 e i 5 milioni di lavoratori resteranno smart dopo il Covid

Il Covid-19 è stato uno straordinario acceleratore del lavoro agile. Prima dell’emergenza sanitaria vi faceva ricorso il 13% delle imprese (intorno ai 500mila addetti, secondo i dati dell’Osservatorio del politecnico di Milano), mentre oggi soltanto il 4% delle imprese non lo ha mai utilizzato. Secondo le prime ricerche, in Italia resteranno in lavoro agile tra i 3 e 5 milioni di lavoratori.

A livello territoriale, è il Centro l’area con il maggior numero di smart workers: 54,8% (durante il primo lockdown si era arrivati al 67,1%). A seguire: Nord, 47,2% di lavoratori agili, e Sud, 43,1%. Lo smart working inoltre fa bene anche all’ambiente: i minori spostamenti possono contribuire a ridurre le emissioni di Co2 di circa 300 chili a persona l’anno, consentendo a ciascuno un risparmio di mille euro.

Il lavoro da casa è apprezzato da imprenditori, ma anche da impiegati e funzionari: gli aspetti positivi spaziano dalla conciliazione vita-lavoro al livello di concentrazione, dalla produttività individuale al raggiungimento degli obiettivi.

Il lato oscuro del lavoro agile

Lo studio di Fondirigenti ha indagato anche gli aspetti più problematici dello smart working, come l’assenza di socialità (da qui la preferenza per una settimana divisa in due). Nelle risposte sono emersi pure nodi tecnico-logistici, come la connessione. I manager hanno poi evidenziato il rischio di videochiamate eccessive e di operare senza limiti di orario. Tutti d’accordo invece sull’effetto benefico della formazione: online o in presenza, ha segnato un cambio di passo.