I cacciatori di tartufi, uno splendido documentario

Ore 19:01 - The Truffle Hunters, cioè “I cacciatori di tartufi”, sono gli eroi italiani di un film documentario che è giunto fino ad alcuni dei più prestigiosi festival internazionali. Con l'appoggio di Luca Guadagnino nel ruolo di produttore esecutivo e diretto da Michael Dweck e Gregory Kershaw, il lungometraggio (84 minuti) ha debuttato al Sundance Film Festival il 30 gennaio del 2020 prima di essere acquisito da Sony Pictures Classics per 1,5 milioni di dollari. Era in programma per essere proiettato al Festival di Cannes e al Telluride Film Festival prima della loro cancellazione a causa della pandemia di Covid-19, ma è riuscito a raggiungere il Toronto International Film Festival il 18 settembre e il New York Film Festival il 5 ottobre dell'anno scorso. Alcuni giorni fa è uscito nelle sale degli Stati Uniti e speriamo arrivi presto in Italia e in Messico.

Ecco dunque il mondo dei trifulau, che con i loro cani vanno alla ricerca del preziosissimo tartufo bianco d’Alba. The Truffle Hunters porta in scena storie e misteri che avvolgono la ricerca del famoso fungo Ascomycota sotterraneo, tracciando un poetico ritratto della figura dei cercatori. È ambientato nelle campagne e nei boschi delle Langhe, di Roero e del Monferrato in Piemonte. Il film racconta uno stile di vita del tutto fuori dagli schemi, mettendo in evidenza le difficoltà di una professione che richiede enorme dedizione e grandi sacrifici. Ed è anche un'ottima indagine sull’industria dei tartufi e su come il codice etico dei protagonisti si scontra con chi invece vuole chiaramente lucrare su queste prelibatezze dal valore di migliaia di euro.

Nelle profondità delle foreste dellItalia nord-occidentale, un pugno di uomini, “giovani di settanta o ottanta anni”, caccia il raro e costoso tartufo bianco d'Alba, che fino ad oggi ha resistito a tutti gli sforzi di coltivazione della scienza moderna. Sono guidati da una cultura segreta e da un addestramento tramandato di generazione in generazione, nonché dal fiuto dei loro adorati cani sapientemente addestrati. Non sono collegati agli schermi dei telefoni cellulari o a Internet, ma optano invece di preparare il cibo e le bevande a mano e danno la priorità alle connessioni di persona e alla comunità.