L'Italia incontra il Messico indigeno

Ore 13:15 - È stato presentato ieri sera all'Auditorium Aldo Cecchetti della Società Dante Alighieri di Città del Messico, il progetto con cui sono stati realizzati il Centro Comunitario e l'Unità sportiva del municipio di Xoxocotla, nello Stato di Morelos, dopo i danni provocati dai terremoti del 2017.

A questa iniziativa edilizia hanno partecipato, insieme alla comunità di Xoxocotla, l'Ambasciata d'Italia in Messico, l'Istituto Italiano di Cultura, la Società Dante Alighieri, gli architetti Federico Colella e Riccardo Caffarella dello studio Re:lab e la Pan American Development Foundation (PADF), un'organizzazione che sostiene persone e comunità svantaggiate in America Latina e nei Caraibi, guidata in Messico da Valeria Uribe.

Luigi De Chiara

L'ambasciatore Luigi De Chiara

«Più che un progetto dell'Ambasciata, dell'Istituto di Cultura o della Dante Alighieri, si tratta di un'iniziativa di persone di buona volontà», ha detto Luigi De Chiara, ambasciatore italiano in Messico. «Tra gli iniziatori delle attività» —ha proseguito il diplomatico— c'è il mio predecessore, Luigi Maccotta, che ha convocato un gruppo per ottenere sostegno finanziario».

«È una bella impresa, che parla molto dell'Italia, un Paese che si distingue per la sua solidarietà e in cui circa il 60-70% degli abitanti è impegnato in qualche attività sociale».

«E qui abbiamo tutti gli elementi» —ha aggiunto De Chiara— «un gruppo di persone decise, la ONG italiana che ha sviluppato il semplice ma ingegnoso macchinario con cui sono stati fabbricati i mattoni, la capacità di collaborazione tra la comunità di Xoxocotla e i partecipanti stranieri e l'intervento di una fondazione con molta esperienza in America Latina. Questo progetto ci insegna che, con gli ingredienti giusti, si possono ottenere grandi risultati».

Leonel Zeferino Diaz

Il sindaco di Xoxocotla Leonel Zeferino Diaz

«Grazie a nome del mio municipio» —ha detto Leonel Zeferino Diaz, sindaco di Xoxocotla— «e sono molto grato anche al consorzio ARA e alla PADF, che si sono preoccupati per questi importanti progetti che sono stati sviluppati nella nostra comunità. Sono originario di Xoxocotla, un centro urbano indigeno, e so parlare Náuhatl. A nome della popolazione che rappresento, voglio dirvi che sono molto soddisfatto di questa iniziativa. Invito l'Italia e gli italiani a investire e proseguire con altri progetti nel nostro comune, sarete i benvenuti».

Misael Quintana

Misael Quintana, membro della comunità indigena di Xoxocotla

Anche Misael Quintana, membro della comunità indigena del comune, ha ringraziato i presenti: «È un'iniziativa che avrà un grande impatto» —ha detto— «visto che non avevamo gli spazi necessari per organizzare eventi e laboratori e ci sono già tanti giovani e adulti che chiedono quando potranno utilizzare le strutture».

Valeria Uribe direttrice della PADF in Messico

Valeria Uribe, direttrice della PADF in Messico

Valeria Uribe, direttrice del PADF in Messico, ha ricordato le parole di Andrés Oppenheimer “creare o morire” ed ha affermato: «Con questo progetto abbiamo creato. Ci sono molti centri comunitari nel mondo, ma nessuno innovativo come questo, in cui è stata utilizzata una macchina che produce blocchi di terra compressa in modo che il processo e il risultato fossero rispettosi dell'ambiente. Ma forse la cosa più importante è stata che abbiamo trasmesso la conoscenza di come si può lavorare in squadra, insieme al governo, alla società civile e al settore privato».

La pressa con cui sono stati prodotti i blocchi di adobe utilizzati per la costruzione è stata sviluppata dall'ingegner Roberto Mattone —docente di Tecnologia dell’Architettura, Produzione Edilizia e Tecnologie per i Paesi in Via di Sviluppo presso il Politecnico di Torino scomparso nel 2008— che ha lasciato in eredità sia opere, sia un percorso professionale, coltivato tuttora dall’associazione non-profit che porta il suo nome fuso con l’elemento base dell’edilizia tradizionale: Mattone su Mattone.

Il Centro comunitario realizzato su progetto architettonico di Federico Colella si articola in due corpi che si innestano in uno spazio irregolare del Nucleo sportivo. Il primo corpo più grande e più alto con la sala polivalente, è allineato ad un campo esistente e genera un piccolo piazzale verde di fianco alla strada. Il secondo corpo più basso e più lungo che contiene gli uffici e le aule dei laboratori, è completamente allineato con la calle Niños Héroes, generando un nuovo fronte urbano. Si è deciso di orientare il complesso lungo l'asse nord-sud, per una migliore esposizione. La presenza di portici nei due edifici consente di limitare l'irraggiamento diretto sulle pareti in muratura. Le pendenze dei tetti favoriscono la ventilazione trasversale in tutti gli ambienti. Un sistema di pannelli e tralicci di bambù migliora le condizioni termiche nel complesso; le porte e le finestre di giunco ​​intrecciato permettono il passaggio dell'aria e della luce verso l'interno.

 

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