García de Alba: «Vorrei un rapporto Messico-Italia molto più intenso»

García de Alba: «Vorrei un rapporto Messico-Italia molto più intenso»

Ore 21:15:36 - Riportiamo di seguito il discorso di apertura che l’Ambasciatore del Messico in Italia, Carlos García de Alba, ha pronunciato oggi durante l’incontro Uno sguardo alle relazioni tra il Messico e l’Italia, organizzato dal nucleo Italia dell’Associazione ex-alunni dell’Università Iberoamericana, a cui hanno assistito online circa 120 persone.

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Mi hanno chiesto di parlare in generale per circa 15 minuti sulle relazioni Messico-Italia. Ovviamente questo richiede molto più di 15 minuti, ma mi concentrerò sul darvi una vista panoramica e retrospettiva. Parlerò un po' del contesto storico, del presente e del futuro.

Dal 15 dicembre 1874 abbiamo rapporti diplomatici che sono stati costruiti con pazienza, con saggezza e che ci hanno portato ad avere un legame che oggi è assolutamente positivo e favorevole.

Un capitolo speciale è quello delle migrazioni italiane, che ci aiuta a capire da dove vengono i legami e le condizioni storiche tra due popoli che si vogliono bene e si attraggono.

Innanzitutto va ricordato che le grandi ondate migratorie europee e italiane avevano molte destinazioni. Nel caso dell'Italia, circa il 45% della migrazione storica del XIX secolo ebbe come destinazione los stesso continente europeo. Un'alta percentuale degli italiani che lasciò il Paese dalle regioni povere del Nord —Veneto e Friuli-Venezia Giulia, ad esempio, poi fu la volta del sud— aveva come destinazione principale l'Europa.

Circa il 35% si trasferì nel continente americano. Ci fu migrazione italiana da nord a sud, Messico compreso, ma non in quantità importanti come in Canada, Stati Uniti, Brasile e Argentina, che risultarono essere le principali mete storiche. Comunque non ci fu un solo Paese che non ricevette il grande contributo dei migranti italiani che aiutarono significativamente a costruire le nostre nazioni. Sottolineo sempre che quattro Paesi latinoamericani hanno nomi italiani: Argentina, Venezuela —la piccola Venezia—, Repubblica Dominicana e Colombia.

Nel caso del Messico, ci sono colonie italiane storiche: Huatusco, Chipilo, Nueva Italia, Nueva Lombardía nello Stato di Michoacán e altre. Gli abitanti del Bel Paese si diffusero e si integrarono molto bene praticamente in tutta la repubblica, ma erano pochi rispetto ad altri Paesi.

Il motivo di questo basso numero è attribuito da alcuni —e credo abbia senso— al fatto che l'epoca delle grandi ondate migratorie coincise con le leggi di riforma e con la rottura dei rapporti diplomatici con la Santa Sede e ciò potrebbe aver contribuito, come ipotesi di studio, al fatto che molte delle regioni di origine, che erano cattoliche, evitavano il Messico come destinazione.

In tutti questi anni, ad eccezione della seconda guerra mondiale —durante la quale purtroppo si interruppero i rapporti tra il Messico e l'Italia— abbiamo costruito legami ufficiali e istituzionali solidi e diversificati.

Abbiamo molteplici accordi di collaborazione, accordi quadro, che ci forniscono linee guida per sviluppare i contatti praticamente in tutti i campi. Includono il settore cinematografico, il settore della biodiversità, il settore dell'agroindustria, la promozione e la protezione reciproca degli investimenti, il trattato per evitare la doppia imposizione, ecc. 

Uno dei primi trattati firmati nel 1894 fu il riconoscimento della doppia cittadinanza, che già esisteva per l'Italia, ma non per noi.

Per quanto riguarda il presente, posso dirvi che c'è un rapporto molto cordiale. C'è molta simpatia tra gli italiani e i messicani, tante affinità culturali, costumi e valori che condividiamo e queste cose contano nell'empatia tra i popoli.

Non esistono in realtà aspetti negativi, non abbiamo conflitti. Possono esistere differenze —come

succede tra tutti gli amici e i vicini nei rapporti umani— ma il bilancio è molto positivo.

Devo dire che l'aspetto economico è forse la spina dorsale del rapporto dinamico tra i due Paesi.

A poco a poco assistiamo a più scambi e vi fornisco alcuni dati che possono anche sorprendere: l'Italia è il terzo partner del Messico nell'Unione Europea e il dodicesimo nel mondo. Il Messico è il secondo partner dell'Italia nel continente americano, al di sopra del Canada e del Brasile.

Anzi, è necessario sommare gli scambi che l'Italia ha con il Brasile, l'Argentina e il Cile per raggiungere il volume dell'intercambio che registra con il Messico.

Ma questo non è noto, per cui parte della sfida che abbiamo in ambasciata è quella di comunicare l'importanza reale del rapporto bilaterale Messico-Italia in ambito economico e commerciale. Per quanto riguarda gli investimenti, esistono 1.600 aziende italiane in Messico, da quelle grandissime come Pirelli, Ferrero e Fiat, che tutti conosciamo, fino alla pizzeria che ha un proprietario italiano a Playa del Carmen o a Poza Rica o a Minatitlán. Sono piccoli, ma tutti contano e creano fonti di lavoro.

È sconosciuta anche l'altra faccia della medaglia: gli investimenti messicani in Italia, che non sono da poco.

Gli investimenti italiani in Messico sono di circa 7,5 miliardi di euro, ma quelli messicani in Italia non sono inferiori ai 2 miliardi di euro e sono presenti in molti campi.

Abbiamo un'importante azienda dedicata al software medico —che nell'ambito della pandemia è ancora più preziosa— così come Gruma Maseca, il più grande produttore di farina di mais in Europa con un importante stabilimento in Veneto, e un'azienda orgogliosamente messicana con sede a Genova, leader internazionale nei sistemi di irrigazione a goccia. E questo voglio dirlo in italiano: su dieci bicchieri di prosecco bevuti nel mondo, sette sono dovuti a questa azienda, la cui tecnologia permette l'irrigazione dei terreni coltivati ​​con i vigneti che vengono utilizzati per la sua produzione.

Fiorucci, ditta dal nome italiano, è il quinto fabbricante di salumi del continente europeo, ed è messicana. Bimbo —che tutti conosciamo— è il più grande produttore di pane in Italia. Sono tutti esempi di qualcosa di cui non si parla, cioè gli investimenti messicani in Italia: aziende che pagano le tasse e creano posti di lavoro.

C'è un rapporto culturale, storico, accademico e scientifico molto dinamico disperso in tutto il Bel Paese. Di recente ho convocato il primo incontro —che ovviamente si è dovuto svolgere online— dei “messicanisti”: specialisti italiani di tematiche messicane nelle università dello Stivale e, con mia sorpresa, sono stati circa 40 gli accademici che hanno partecipato a questa conferenza. Stiamo istituendo la Rete dei messicanisti in Italia.

Abbiamo anche —e con questo chiudo la sezione dedicata al presente— una commissione binazionale, che opera a livello di alte autorità, guidata da entrambi i ministri degli esteri. Teoricamente, si riunisce ogni due anni e i suoi membri si sono incontrati 6 volte fino ad oggi. L'anno scorso era il turno del Messico di ospitarla e, per ragioni che non è necessario spiegare, abbiamo dovuto cancellarla. Ci auguriamo che il Covid permetta al più presto di realizzare in modalità presenziale, o per lo meno a distanza, la settima edizione di questa commissione che, insisto, è il massimo forum di dialogo politico tra i nostri governi.

Per quanto riguarda il futuro, non sono un conformista. Vorrei che il rapporto fosse molto più intenso, che ci fosse un dialogo politico di livello più alto, non solo tra i ministeri degli esteri, ma anche tra gli altri dicasteri per raggiungere una maggiore intensità di comunicazione nel campo dell'energia, dell'ambiente, dell'agricoltura, del commercio, dei trasporti. Aspiro a un dialogo politico di livello più alto e più frequente, perché questo ovviamente aiuta ad avvicinare i governi e le autorità e se ne traggono vantaggi in tutti i settori.

Credo che, pur riconoscendo l'importanza del nostro rapporto commerciale ed economico, le opportunità di crescita siano molte. 8.500 milioni di euro di scambio —il record storico raggiunto nel 2018— è una cifra rilevante, ma il T-Mec e —spero presto— il nuovo accordo globale con l'Ue contengono novità che porteranno a una maggiore integrazione. Credo molto nelle joint ventures e in futuro promuoverò più associazioni italo-messicane di questo tipo, perché quelle che esistono funzionano, e funzionano molto bene.

Il settore turistico merita una menzione a parte, perché quando mi dicono che abbiamo flussi eccellenti e poi si scopre che sono circa 180.000 gli italiani che vanno in Messico ogni anno —quasi tutti concentrati a Città del Messico e nella penisola dello Yucatan— e 160.000 i messicani che vengono in Italia, mi sembrano cifre insufficienti per due Paesi con la nostra popolazione.

Il turismo ha molto spazio per crescere, perché, inoltre, dietro al turismo vengono molte più cose: investimenti, scambi, cultura, arte, ecc. Come possiamo riuscirci? Con molta creatività, con molta promozione. Non ci sono risorse, ma le idee esistono.

Ci sto lavorando duramente usando il soft-power messicano dell'arte, della cultura, della gastronomia e del cinema. Tutto questo può aiutarci a posizionare il marchio Messico in Italia e da lì portare più turisti italiani nel nostro Paese.

Certo, sarebbe molto utile un volo diretto Messico-Italia che, per quanto incredibile possa sembrare, non esiste. Tutti quelli che vogliono viaggiare dall'Italia al Messico, lo sappiamo, devono fare scalo, trascorrere ore in aeroporti di altri Paesi e questo ovviamente non favorisce il flusso turistico in entrambe le direzioni. Sto lavorandoci e spero che da qui a quando sarò inviato a un'altra destinazione possa dire di essere riuscito a stabilire un volo diretto, regolare e giornaliero dal Messico all'Italia. Non è facile, ma non è nemmeno impossibile.

In breve, aspiro a un rapporto più solido, più forte, più diversificato, più profondo. Ci sono temi che stanno già avanzando da soli ed altri per cui bisogna iniziare da zero. Ne cito alcuni: stiamo lavorando per fondare la prima cattedra di architettura Messico-Italia. Siamo due potenze architettoniche, ma praticamente non esistono scambi. Siamo impegnati con Ana María González Luna per sviluppare una cattedra sulla migrazione. Nei due Paesi la migrazione è un fenomeno storico, ma il tema non fa parte del rapporto bilaterale in nessuno dei suoi aspetti: migrazioni in entrata e in uscita, valichi e transiti. Non può essere che non esista dialogo su questo argomento.

Un altro punto è lo sport: siamo popoli fanatici dello sport —e non parlo solo di calcio, ma dello sport in generale— però, rivedendo il rapporto storico tra i nostri Paesi, ho scoperto che non abbiamo mai collaborato in questa materia. Non posso crederci. Tutto ciò che aiuta ad avvicinare il Messico all'Italia e viceversa conta e aiuta.