Il ministro degli Esteri messicano Ebrard intervistato in Italia

Il ministro degli Esteri messicano Ebrard intervistato in Italia

Ore 19:41 - L’emergenza migranti, la pandemia, la violenza difficile da controllare. Il ministro degli Esteri messicano Marcelo Ebrard, in Italia per il G20 di Bari e Matera, spiega in questa intervista con il quotidiano la Repubblica la linea del governo del presidente Andrés Manuel López Obrador sulle tre crisi che il Paese affronta in contemporanea. Con parole di speranza legate al cambio di amministrazione negli Stati Uniti.

La vicepresidente Usa, Kamala Harris, propone una nuova strategia sulla questione migratoria: migliorare le condizioni di vita nei Paesi d’origine. Come valuta questo cambiamento?

Siamo d’accordo che bisogna investire in Centroamerica. La migrazione per cause economiche è qualcosa di cui abbiamo bisogno, gli Usa più di noi. Bisogna organizzarla in altro modo, perché oggi è in mano alle mafie. Bisogna aprire un cammino legale, regolare, sicuro.

Il Messico fa pressioni sugli Usa per aiuti diretti ai Paesi del Centroamerica, ma Washington – preoccupata per gli alti livelli di corruzione – condiziona la consegna di fondi all’azione concreta dei governi beneficiari.

Noi abbiamo suggerito che facciano qualcosa di straordinario e diverso. Se continuiamo ad agire allo stesso modo, non otterremo alcun risultato. Ci vuole uno sforzo molto grande in termini di risorse. Se il Messico investe 100 milioni di dollari, gli Usa possono investire 2 miliardi l’anno. Con una cifra simile, l’impatto può essere molto grande.

Nei giorni scorsi Harris ha visitato El Paso, ora alla frontiera del Texas con il Messico arriva l’ex presidente Trump. C’è uno scontro molto duro tra democratici e repubblicani sul tema migratorio. Questo come si può ripercuotere sul vostro Paese?

Credo che sarà un tema permanente della politica statunitense, ci siamo già abituati. Si tratta di cambiare il modello attuale: la gente corre molti rischi, deve mettersi nelle mani di organizzazioni illegali o delinquenti.

Il presidente Biden ha fatto gesti significativi come il blocco della costruzione del muro e la soppressione della tattica dissuasoria di separare i figli dai genitori migranti.

La sua idea sull’immigrazione coincide abbastanza con quella che abbiamo nei Paesi che soffrono di più questo fenomeno.

Biden ha anche sollecitato il Messico a raddoppiare i suoi sforzi in materia di controllo migratorio. In questi mesi, migliaia di migranti sono stati detenuti e deportati dagli agenti messicani.

In Messico non sono aumentate le deportazioni, ma il numero di richiedenti asilo, da seimila l’anno ai 70mila di quest’anno.

Nei centri di detenzione migratoria ci sono denunce di condizioni deplorevoli.

I centri per migranti ora sono occupati a meno del 50% della capacità, non c’è gente ammassata. Abbiamo avuto questo problema, ma nell’ultimo semestre la situazione è cambiata.

Amnesty ha chiesto a Messico e Usa di riconoscere che i bambini migranti non accompagnati “hanno diritto a sollecitare e ricevere asilo”.

Nei centri erano stati creati anche spazi per le famiglie, ma poi è stata cambiata la legge e i minori – attualmente sono circa 1500 – vengono affidati a un’istituzione che si chiama “sviluppo integrale della famiglia”: quindi non sono più in carico all’autorità migratoria.

Anche grazie all’aiuto degli Usa, è in corso la campagna vaccinale nei 39 municipi del confine a nord del Messico. Questo consentirà di riaprire in tempi brevi la frontiera, chiusa dal marzo del 2020? E quale sarà l’impatto economico?

La nostra frontiera è, nel mondo, quella che ha il maggior traffico di beni, servizi e persone. Pensiamo che la riapertura possa cambiare lo scenario economico per tutta la zona. Non posso dire una data, perché dipende dagli Stati Uniti, ma credo la riapertura potrà avvenire presto.

Il presidente López Obrador ha optato per la politica degli «Abrazos, no balazos», criticando la “guerra ai narcos” fallimentare dei predecessori. Ma qual è il bilancio di questa nuova strategia?

Dal 2015 al 2018 c’è stato un grande incremento nel numero di omicidi. Abbiamo rotto la tendenza, ora dobbiamo fare in modo che cominci a scendere: si può fare con indagini e presenza sul territorio. La guerra non serve. Le resistenze saranno molto grandi. Presto avremo 200mila agenti della Guardia Nacional, la nuova polizia centralizzata: è un passaggio fondamentale in un Paese dove c’erano centinaia di corpi di polizia locali sottomessi ai gruppi della criminalità organizzata.

 

Benchmark Email