Vaccino italiano: le prove potrebbero essere svolte anche in Messico

Vaccino italiano: le prove potrebbero essere svolte anche in Messico

Ore 13:22:52 - I ritardi nelle forniture di Pfizer e i tagli annunciati da AstraZeneca, hanno dimostrato che sarebbe importante per l'Italia avere a disposizione un vaccino sviluppato e prodotto nel Paese.

Per questo Invitalia —agenzia governativa il cui amministratore delegato è Domenico Arcuri, che è anche commissario per l’emergenza— ha annunciato lunedì scorso che acquisirà il 30 per cento del capitale di Reithera, la società che sta sviluppando il vaccino e che ha concluso la fase 1 della sperimentazione in collaborazione con l'Istituto Spallanzani di Roma.

Ora tocca alle fasi 2 e 3, per le quali si stanno cercando i volontari e che potrebbero essere svolte anche in Messico.

Nella prima fase, l’esito della sperimentazione è stato molto promettente: il vaccino italiano è monodose, caratteristica che semplifica significativamente le operazioni di distribuzione.

E l'investimento sarà utile non solo per evitare la dipendenza da altre aziende farmaceutiche che ormai hanno una posizione di forza. Secondo gli scienziati, infatti, è molto probabile che con la presenza di Sars-CoV-2 dovremo convivere a lungo, sia pure in modo molto meno traumatico. Ci sarà la necessità, anche a causa delle varianti, di ripetere annualmente le vaccinazioni, esattamente come si fa per l’influenza. Se la produzione dei vaccini, probabilmente adattati ogni anno alle possibili mutazioni, avverrà in Italia, il processo sarà più semplice.

Se tutto andrà bene, si punta a richiedere l’autorizzazione all’Agenzia italiana del farmaco e alla European Medicines Agency entro l’estate, per produrre 100 milioni di dosi all’anno.