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Presentata la 2ª edizione della guida “Presenza e sviluppo delle aziende italiane in Messico”.

 

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16 giugno 2015 - Oggi alle ore 10, presso  Palazzo Turati a Milano, è stata presentata l'edizione 2015 del libro “Presenza e sviluppo delle imprese italiane in Messico”, una pubblicazione che offre un quadro completo della realtà aziendale del Belpaese in questa nazione latinoamericana e rappresenta un'importante guida per gli imprenditori che la prendono in considerazione per i loro programmi di espansione.

Sono state presenti delegazioni istituzionali italiane e messicane, assieme ad alcuni industriali che hanno già sviluppato le loro attività produttive e commerciali all'interno dei confini del Paese degli Aztechi, divisi in tre panel (automotive, beni di consumo e infrastrutture, petrolio e gas) per condividere esperienze e consigli per le aziende italiane che vedono nell'internazionalizzazione un modo per espandere il loro fatturato.

Hanno partecipato Ezio Bassi, CEO di PricewaterhouseCoopers in Italia, Vincenzo De Luca, Direttore Centrale per l'Internazionalizzazione del Sistema Paese e le Autonomie Territoriali, l'Ambasciatore messicano in Italia, Miguel Ruiz-Cabañas Izquierdo, Carlos Fuentes Arriaga di ProMéxico, il presidente dell'ICE, Riccardo Monti, il Presidente della Camera di Commercio Italiana in Messico (CCIM), Alberico Peyrón, il Direttore della CCIM, Giancarlo Quacquarelli, e Luca Torosani, responsabile del Desk Italia di PwC in Messico. Oltre 100 persone hanno assistito all'evento.

Intervistato da Puntodincontro, Torosani ha spiegato: «Negli ultimi due anni abbiamo rilevato un aumento di circa 10-15% nel numero di aziende italiane in Messico, soprattuto nell'ambito dell'infrastruttura, oil & gas e automotive. Ci sono nuovi stabilimenti produttivi ed alcuni altri, già esistenti, si stanno espandendo».

«Per questa edizione del libro» —ha aggiunto Torosani— «a differenza di quella di due anni fa, abbiamo raccolto le testimoninze —nei loro rispettivi quartieri generali— dei proprietari, presidenti, amministratori delegati e direttori finanziari delle aziende italiane che hanno già deciso di stabilirsi in Messico. Anche le prefazioni sono cambiate: l'On. Paolo Gentiloni, Ministro degli Affari Esteri, e il Dott. Francisco González, Direttore Generale di ProMéxico, hanno voluto aggiungere le loro parole a questa pubblicazione, per cui posso dire che in questa occasione si tratta di un lavoro molto più completo e omogeneo, con il quale il sistema Italia in Messico ha raggiunto uno dei massimi livelli».

Luca Torosani.

Puntodincontro: Cosa cerca l'Italia in Messico?

Luca Torosani: L'Italia ha un tessuto economico caratterizzato da circa 96% di PMI e questo è un punto comune con il Messico. Quindi vediamo le prospettive di crescita per l'Italia in questo Paese soprattutto per i tier 1, 2 e 3 nei settori automotive, aerospaziale, metalmeccanico ed energetico. Una metodologia per facilitare l'arrivo in Messico di una azienda italiana è quella della creazione di nuovi consorzi per l'internazionalizzazione, di fondi comuni, d'investimento, oltre a un rafforzamento del sistema messicano in Italia al fine di promuovere il Messico come sistema Paese. In questo momento stiamo notando un rafforzamento delle relazioni bilaterali, grazie anche alla visita dello scorso anno dell'ex primo ministro italiano Enrico Letta e la visita che si è appena conclusa del Presidente Enrique Peña Nieto a Milano e a Roma. Quindi ci aspettiamo nuove aziende italiane in Messico nel 2015 e il rafforzamento delle quote di mercato di quelle già presenti.

Siamo molto fiduciosi che le nuove aziende italiane possano avere successo qui, come l'anno avuto fino ad oggi, e possano continuare a crescere, dato che le quote di mercato sono molto ampie in tutti i settori e specialmente nella fornitura di materiali, nella fornitura verso le grandi case automobilistiche che stanno arrivando, come Audi a Puebla o le aziende giapponesi nello Stato di Aguascalientes, oltre al settore Oil & Gas. Abbiamo saputo, per esempio, recentemente che l'Eni è arrivata finalista della Ronda Uno per quanto riguarda l'esplorazione petrolifera.

Puntodincontro: Oltre alle grandi aziende come Ferrero, Pirelli, Enel e Fiat Chrysler Automobiles —per citarne alcune— già presenti in Messico con grandi stabilimenti, esistono nuovi progetti per portare attività produttive italiane, oltre a quelle prettamente commerciali o di rappresentanza, in questo Paese?

Luca Torosani: Ci sono progetti per la produzione in Messico. Ed alcuni anche per l'ingrandimento delle attività produttive —come nel caso dello stabilimento di FCA di Toluca, nello Stato del Messico—, ma gli uffici commerciali sono in genere il primo passo per iniziare il processo di internazionalizzazione. I grandi gruppi industriali italiani sono gia presenti —anche se forse ne mancano un paio— mentre si sta lavorando ancora sullo sviluppo delle filiere.

Le piccole aziende di solito investono 2-3 milioni di dollari, prendono in affitto un capannone e importano macchinari per produrre per un cliente che hanno già identificato dall'Italia.

Successivamente, una volta stabilitesi nel mercato, si mettono in cerca di partner commerciali per poter ampliare le loro quote. Vedo, quindi, canali paralleli: l'ufficio di rappresentanza all'inizio, come ad esempio nel caso dell'Eni, per opere di avanscoperta. Per le opere di manifattura, invece, sono in genere stabilimenti di piccole dimensioni di 200-250 dipendenti, che però hanno sempre un successo molto importante, soprattutto una volta raggiunto il punto di pareggio —dopo due o tre anni—, ed iniziano a ricercare nuovi clienti messicani o stranieri che non avevano acquisito inizialmente dall'Italia.

Puntodincontro: Nelle preferenze dell'Italia per stabilirsi all'estero con attività commerciali e/o produttive, qual è la posizione del Messico rispetto ad altri Paesi latinoamericani come, ad esempio, il Brasile?

Luca Torosani: Noi come Desk Italia PwC siamo presenti un po' in tutto il mondo per aiutare le aziende italiane a internazionalizzarsi. Fino a qualche anno fa, i Paesi famosi erano quelli del BRICS, mentre ultimamente si è cominciato a diffondere il nome dei MINT, dove la M è l'iniziale del Messico. Il Brasile è un Paese nel quale la produzione interna è superiore a quella messicana, però vi sono alcune difficoltà per quanto riguarda l'esportazione, a causa dei dazi doganali, e un sistema fiscale molto più complicato di quello messicano.

Il Messico, in questo momento, annovera circa 46 trattati internazionali, fra cui un trattato con l'unione europea, dove l'Italia occupa il secondo posto per l'esportazione. Alle aziende italiane il Messico piace per affinità linguistica —per chi parla italiano lo spagnolo è abbastanza comprensibile— oltre che per l'entrata diretta che offre alla zona NAFTA e, recentemente, con l'alleanza del Pacifico, anche a Colombia, Cile e Perù. Il Paese offre, quindi, molto di più del suo mercato interno, ed è un po' come il cuore: pompa il sangue ovunque. Le aziende italiane presenti in Messico oggi sono circa 1.400, di cui 250 con stabilimenti produttivi e abbiamo potuto riscontrare che 97-98% di queste società hanno avuto successo e si sono ingrandite con un conseguente aumento del loro fatturato.

Puntodincontro: La bilancia commerciale e degli investimenti fra Messico e Italia è molto squilibrata a favore del Belpaese. Esistono progetti per cercare di favorire una maggiore partecipazione messicana?

Luca Torosani: Durante la visita del Presidente Peña Nieto a Milano, il Capo dello Stato messicano ha partecipato ad un incontro del Business Council delle due nazioni, presieduto da Héctor Hernández Pons e da Marco Tronchetti Provera, e l'obiettivo di questo consiglio è proprio quello di sviluppare proposte concrete per avvicinare le due economie ed esportare prodotti messicani in Italia. Ne sono esempio l'installazione di consorzi messicani per l'esportazione, su copia di quelli italiani, per i quali la Camera di Commercio sta svolgendo un ottimo lavoro. Si è anche firmato un accordo tra università italiane e messicane per l'interscambio di talenti, che permetterà agli studenti di svolgere programmi di studio simili a Erasmus nei due Paesi. È necessario, inoltre, un rafforzamento del sistema Messico in Italia, gestito dall'ambasciata messicana a Roma e da ProMéxico a Milano, con, magari, delle conferenze costanti mensili ed eventi che vengano pubblicizzati per mezzo di una rete che contribuisca a divulgare l'immagine di questo Paese non solo come destino turistico, ma anche come fonte di investimenti e di commercio. Esiste poi, dall'anno scorso, il programma “Destino Italia”, introdotto da Enrico Letta, che permette investimenti esteri nel Belpaese con alcune agevolazioni fiscali. L'iniziativa sta funzionando, non ancora come dovrebbe, ma è di certo un passo in avanti. Expo, dal canto suo, ha attratto molti nuovi investimenti e ne vedremo altri prima della sua chiusura a ottobre. Attualmente sono presenti in Italia con stabilimenti produttivi 4-5 aziende messicane molto conosciute e nel futuro prossimo ne arriveranno altre, principalmente nel settore infrastrutture e in quello alimentare

Puntodincontro: Per concludere, una preoccupazione: il Messico è un Paese che adesso è diventato attraente e uno dei motivi è il basso costo della mano d'opera. C'è chi pensa, però, che questa situazione non possa e non debba essere sostenuta a lungo termine. Si tratta, quindi, di una situazione di vantaggio competitivo che potrebbe essere passeggera?

Luca Torosani: Allora, in questo momento il costo della mano d'opera oraria messicana è quasi paragonabile a quella cinese. Esiste però una grande differenza, che è il livello di qualifica. In Messico la popolazione è molto giovane, con un alto livello di scolarizzazione e di laureati. Sono, in genere, persone molto preparate e la maggior parte della popolazione parla inglese, data l'influenza locale degli Usa. Io non vedo questo punto come una problematica, nel modo più assoluto, anzi, l'aumento —seppure minimo— del costo della mano d'opera è ben compensato dalle capacità che i dipendenti messicani hanno la possibilità di mettere a disposizione delle aziende italiane, tant'è che la stragrande maggioranza della nostre società qui presenti hanno assunto dipendenti locali, anche perché la legge così lo dispone.

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(massimo barzizza / puntodincontro.mx