Il Barolo italiano e l’uva Nebbiolo in Piemonte e in Messico

Il Barolo italiano e l'uva Nebbiolo in Piemonte e in Messico

Ore 14.04 – Il Barolo, chiamato “re dei vini e vino dei re” ha trovato negli undici Comuni delle Langhe in cui viene prodotto —poco a sud della città di Alba, in Piemonte— sinergie uniche fra terreno e clima, tanto che riesce ad elevarsi al di sopra delle altre produzioni di Nebbiolo ed ha preso il nome, appunto, di uno di questi borghi.

In Italia, i vini che hanno ereditato il nome dal Comune di provenienza si contano sulle dita di una mano —il fratello Barbaresco, il Soave e il Bardolino— e altrettanto pochi sono i vini che possono vantare un’aderenza così profonda con la propria terra dove il vitigno, per le sue caratteristiche, ha bisogno di una lunga maturazione che si protrae fino a novembre inoltrato.

Il disciplinare del Barolo

Il Barolo è un vino rosso prodotto con uve Nebbiolo in purezza e deve essere sottoposto a un processo di invecchiamento di almeno 3 anni —di cui come minimo 18 mesi in botte— per permettergli di raggiungere ed esprimere il massimo delle sue potenzialità organolettiche. Con una stagionatura di 5 anni a decorrere dal 1º gennaio dell’anno successivo alla vendemmia —di cui almeno due in botti di rovere o castagno— si ottiene il Barolo Riserva.

L’uva prende nomi diversi o sinonimi e la si trova in molte zone del nord Italia: Picoltener e Prunent in Valle d’Aosta, Spanna, Chiavennasca (Valtellina), Melasca (nella zona del Biellese), Martesana (Brianza) ed altre per un totale di 98 biotipi raggruppati in sette genotipi secondo le analisi SNV (Gambino et al., 2017). Nell’area delle Langhe abitano i biotipi che tutti conosciamo: Lampia, Michet e Rosé.

Le caratteristiche organolettiche del Barolo

Questo grande vino ha un colore rubino trasparente, che vira verso l’aranciato mano a mano che aumentano gli anni. Il suo bouquet è etereo, delineato da piccoli frutti rossi come lamponi e ribes nero, ciliegie sotto spirito, fiori appassiti, lacca, spezie, cuoio, pepe verde, anice, noce moscata e liquirizia. Ma è soprattutto il legame con la terra a rendere unico il Barolo, con una serie di profumi tipici delle Langhe, tra cui le nocciole, le foglie e il tartufo. Al palato è elegante e misurato, con tannini che donano struttura e persistenza ad un frutto che si intreccia a deliziose note di liquirizia e caffè.

Barolo, il borgo piemontese da cui prende il nome
il famoso vino a denominazione di origine controllata e garantita

La zona di produzione del vino Barolo

Poche sono le colline che offrono una varietà di suoli e stili così netti e drastici, pur distando solo qualche chilometro. Il Barolo assume volti assai diversi da un comune all’altro: Monforte d’Alba è rinomata per i suoi vini precisi e suadenti, Castiglione Falletto per la poderosità dei tannini, Serralunga per il rigore e infine La Morra, che vanta il primato dell’eleganza.

L’uva e i vini Nebbiolo in Messico

Il tentativo di esportazione in America Latina del vitigno Nebbiolo ha avuto particolare successo in Messico, dove oggi viene coltivato soprattutto nello Stato di Baja California Nord.

«Le uve messicane» —spiega Hans Backhoff, direttore generale della casa vinicola Monte Xanic— «sono vitigni Vitis vinifera che provengono da molte parti del mondo. Diventano messicane perché nascono e crescono nei nostri terroir e adottano l’essenza del suolo e dell’ambiente. Sono figlie di mani messicane. Il Nebbiolo è un vitigno che proviene dall’Italia, ma come molti buoni stranieri naturalizzati ama il Messico. Dopo l’Italia, il Messico è il secondo produttore mondiale di Nebbiolo».

La Valle di Guadalupe, nello Stato messicano della Baja California Norte

«Il nome del vitigno» —continua Backhoff— «deriva dalla parola italiana nebbia. Nella Valle di Guadalupe, in Bassa California, la nebbia della corrente oceanica fa il suo magnifico lavoro nei vigneti. L’uva Nebbiolo germoglia velocemente dalla vite, ma anche qua è lenta a maturare. È un’uva che richiede pazienza, ma che offre la sua ricompensa».

«Il vino Nebbiolo messicano è caratterizzato da sfumature violacee e e rosso granata visibili nel bicchiere. Spesso rivela aromi di fiori esotici come le violette, le erbe selvatiche e di frutti come la prugna, la ciliegia e il ribes. È un vino di buona acidità e astringenza, di medio corpo, molto delicato ed elegante».

ENIT - Agenzia Nazionale del Turismo
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