La storia di Bella Ciao, tra i canti italiani più noti al mondo

La storia di Bella Ciao, oggi tra i canti italiani più noti al mondo

Ore 13.25 – Bella ciao è un canto popolare italiano, secondo alcuni proprio dei movimenti che si opposero al nazifascismo tra la fine del 1943 e la metà del 1945.

In realtà, non ci sono indizi di questa canzone antecedenti alla prima pubblicazione del suo testo nel 1953. Non ne esistono tracce nei documenti dell’immediato dopoguerra, né è presente nei canzonieri importanti.

«Non c’è, ad esempio, nel Canzoniere Italiano di Pasolini» —scrive Evelina Santangelo in un articolo pubblicato su L’Espresso nel 2019— «e nemmeno nei Canti Politici di Editori Riuniti del ’62. C’è piuttosto evidenza di una sua consacrazione popolare e pop tra il ’63 e il ’64, con la versione di Yves Montand e il festival di Spoleto, quando il Nuovo Canzoniere Italiano la presentò al Festival dei Due Mondi sia come canto delle mondine, sia come inno partigiano. Una canzone duttile, dunque, e talmente “inclusiva” da poter tenere insieme le varie anime politiche della lotta di liberazione nazionale (cattoliche, comuniste, socialiste, liberali…) ed esser cantata a conclusione del congresso della Democrazia Cristiana che elesse come segretario l’ex partigiano Zaccagnini».

Come è riportato nel testo di Roberto Battaglia “Storia della Resistenza italiana” (Collana Saggi n. 165, Torino, Einaudi, 1953) era invece Fischia il vento, brano che veniva eseguito sull’aria della famosa canzone popolare sovietica Katjuša, l’inno ufficiale delle Brigate partigiane Garibaldi.

Anche il noto giornalista ed ex partigiano Giorgio Bocca, affermò pubblicamente: «Bella ciao […], canzone della resistenza, e Giovinezza […] canzone del ventennio fascista […]. Né l’una né l’altra nate dai partigiani o dai fascisti, l’una presa in prestito da un canto dalmata, l’altra dalla goliardia toscana e negli anni diventate gli inni ufficiali o di fatto dell’Italia antifascista e di quella del regime mussoliniano […]. Nei venti mesi della guerra partigiana non ho mai sentito cantare Bella ciao, è stata un’invenzione del Festival di Spoleto».

La fortuna di questo brano sta nel fatto che il testo si limita ad essere un messaggio contro “l’invasore”, senza riferimenti specifici. Questa caratteristica gli permise di raggiungere una grandissima diffusione di massa negli anni sessanta, soprattutto durante le manifestazioni operaie e studentesche del Sessantotto.

Le prime incisioni della versione “partigiana” si devono a Sandra Mantovani e Fausto Amodei, in Italia, e al cantautore francese di origine toscana Yves Montand. La prima volta in televisione fu nella trasmissione Canzoniere minimo del 1963, eseguita da Giorgio Gaber, Maria Monti e Margot, che la cantarono senza l’ultima strofa («questo è il fiore del partigiano morto per la libertà»). La versione discografica a 45 giri fu di Gaber nel 1965.

In Messico la notorietà di Bella Ciao è legata, tra altri motivi, anche al suo utilizzo nella serie spagnola di Antena 3/Netflix La casa di carta, la cui prima stagione fu trasmessa nel 2017.

Oggi è molto diffusa tra i movimenti di Resistenza in tutto il mondo, dove è stata portata da militanti italiani. Ad esempio è cantata, in lingua spagnola, da molte comunità zapatiste nello Stato del Chiapas. A Cuba è cantata nei campeggi dei Pionieri, mettendo la parola guerrillero al posto della parola “partigiano”. È conosciuta e tradotta anche in cinese.

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