Eni e le esportazioni del “nuovo greggio messicano”

Eni e le esportazioni del “nuovo greggio messicano”

Ore 10.22 – (Reuters) Le esportazioni del nuovo greggio messicano, sotto la guida della società italiana Eni, rappresentano una novità in un mercato in cui i raffinatori statunitensi le ritengono un sostituto adeguato del petrolio russo sanzionato e un prodotto compatibile con le miscele domestiche.

Le forniture —iniziate ad aprile, secondo informazioni fornite da Refinitiv Eikon— rappresentano le prime vendite all’estero di greggio nella storia del Messico effettuate da una compagnia petrolifera diversa dall’azienda statale Pemex.

Il combustibile, noto come Miztón, proviene da un gruppo di giacimenti in cui Eni ha avviato le attività dopo essersi assicurata un contratto di condivisione della produzione nell’ambito della riforma energetica del 2013, una fase di apertura del mercato ora in gran parte sospesa dal governo del presidente Andrés Manuel López Obrador.

Quattro navi noleggiate da Eni Trading & Shipping hanno consegnato le forniture nei porti statunitensi. Le imbarcazioni hanno trasportato un totale di circa 2,2 milioni di barili di una miscela più leggera del petrolio Maya a raffinerie come Marathon Petroleum e Pbf Energy, secondo dati delle dogane statunitensi e di Refinitiv Eikon.

Nei prossimi giorni è previsto l’arrivo sulla petroliera Aframax Nippon Princess di un quinto carico Eni da 525.000 barili, acquistato da Pbf Energy, secondo fonti del settore ed informazioni di tracciamento.

Il nuovo greggio messicano proviene dall’area Mizton-Amoca-Tecoalli nel Golfo del Messico meridionale. Eni stima che questi giacimenti contengano circa 2,1 miliardi di barili di petrolio e gas.

Il petrolio russo —che nel 2021 ha rappresentato circa il 3% delle importazioni totali di greggio degli Stati Uniti— è stato vietato ad aprile nell’ambito delle sanzioni approvate dopo l’invasione dell’Ucraina.

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