La storia italiana di Kobe Bryant in un documentario di Garcés Lambert

La storia italiana di Kobe Bryant in un documentario di Garcés Lambert

Ore 06.15 – Il 26 gennaio 2020 moriva in un incidente di elicottero nei pressi di Los Angeles Kobe Bryant, la leggenda statunitense del basket, che solo quattro anni prima aveva posto fine alla sua carriera sportiva.

Per tanti addetti ai lavori, Bryant era semplicemente uno dei migliori giocatori di pallacanestro mai esistiti sulla faccia del pianeta. È stato paragonato a Michael Jordan per il talento smisurato, le movenze in campo, il carisma innato e il ruolo di leader. Lo conoscevano in molti, anche persone che non avevano mai visto una partita di basket. Lo conoscevano bene anche in Italia, dove Kobe visse dai 6 ai 13 anni, seguendo negli anni Ottanta il padre cestista che militò tra Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia.

Nei campetti di basket dello Stivale Kobe coltivò il proprio talento e apprezzò una nazione che avrebbe amato per tutta la vita.

Un nuovo documentario rievoca gli anni della sua infanzia e adolescenza attraverso il racconto di chi gli visse accanto in quel periodo incredibile: la storia di Black Mamba, il giovane che conquistò l’anello NBA per cinque volte e che rimase stregato dal Bel Paese.

Kobe, una storia italiana —diretto dal regista messicano Jesús Garcés Lambert, scritto da Giovanni Filippetto e prodotto da Alessandro Lostia per Indigo Stories, la divisione Unscripted della Indigo Film— sarà disponibile a partire da domani, 15 settembre 2022, in esclusiva su Prime Video, la sezione di streaming inclusa gratuitamente nell’abbonamento Amazon Prime.

Jesús Garcés Lambert, da molti anni residente a Roma, ha vinto il Globo d’oro 2018 per Caravaggio, l’anima ed il sangue, il documentario più visto nella storia del cinema italiano. La rivista Forbes lo ha nominato uno dei messicani più creativi al mondo ed è stato candidato al Festival di Venezia e al Prix Europa per il miglior film classico e il miglior documentario. The Metropolitan Museum of Modern Art di New York e la Soros Foundation hanno scelto alcuni dei suoi lavori come parte della loro collezione permanente.

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