
Ore 19.23 – (Marinellys Tremamunno) Si è conclusa con successo la missione umanitaria dei sette medici e un infermiere italo-venezuelani partiti lo scorso 3 luglio da Roma diretti a Caracas, a bordo di un aereo dell’Aeronautica Militare Italiana, per integrarsi nel contingente ufficiale del Dipartimento della Protezione Civile italiana. «Il bilancio è positivo, hanno assistito 927 persone in sei giorni di intenso lavoro», ha affermato la giornalista Marinellys Tremamunno, promotrice dell’iniziativa.
La missione è stata coordinata dalla Protezione Civile italiana con il supporto dell’associazione Venezuela: La Piccola Venezia, con sede a Roma. La presidente Tremamunno ha gestito l’inserimento del gruppo nel contingente umanitario ufficiale del governo italiano: «Questa iniziativa, senza precedenti, non solo ha inviato un forte segnale di vicinanza alla comunità italo-venezuelana, ma ha anche rappresentato un contributo concreto offrendo assistenza diretta alla popolazione colpita nella zona del disastro», ha spiegato.
La delegazione era composta da tre traumatologi, due anestesisti, un pediatra, un chirurgo generale e un infermiere specializzato in emergenze. Tutti esercitano da anni nel sistema sanitario italiano e sono membri attivi dell’associazione, fondata nel 2017, che riunisce oltre 150 medici e infermieri distribuiti su tutto il territorio italiano.
Quasi 1.000 pazienti in due punti di assistenza
Presso l’Ospedale San José de La Guaira, il gruppo ha lavorato nella piazza Padre Machado, di fronte all’edificio ospedaliero dichiarato inagibile e successivamente sgomberato. Lì sono stati allestiti un posto di triage, una farmacia improvvisata e una tenda climatizzata per eseguire piccoli interventi chirurgici. I casi più gravi venivano stabilizzati e trasferiti all’ospedale da campo di Samaritan’s Purse, dotato di due sale operatorie e un’unità di terapia intensiva.
«I pazienti arrivavano principalmente da Catia La Mar, dove non era ancora giunto alcun tipo di aiuto. Molti camminavano per ore per farsi curare. Per questo motivo chiudevamo le visite alle 14:00, perché il ritorno doveva avvenire con la luce del giorno; farlo di notte generava paura e scoraggiava molte persone dal presentarsi», ha spiegato il dottor Jorge Dikdan, traumatologo, specialista in chirurgia della mano e coordinatore medico della missione.
Nel campo di Caraballeda, i turni si prolungavano fino alle 18:00, in mezzo a una tendopoli che ospitava migliaia di sfollati e accanto alle squadre umanitarie provenienti da 34 Paesi. L’esercito venezuelano ha messo la propria sala operatoria a disposizione del gruppo e ha facilitato l’accesso agli esami radiologici. Il dottor Dikdan ha evidenziato la rapida integrazione della squadra con il personale italiano: «Siamo saliti a bordo come due squadre distinte e siamo scesi dall’aereo diventati una sola. Il lavoro è scorso fluidamente come se avessimo lavorato insieme da una vita».
Al termine delle operazioni, i responsabili della Protezione Civile hanno espresso grande apprezzamento: «Siamo piacevolmente sorpresi dalla vostra qualità professionale» e «la vostra presenza ha facilitato enormemente il nostro lavoro» sono stati alcuni dei commenti ricevuti.
Una missione inedita
Marinellys Tremamunno ha manifestato forte soddisfazione per i risultati ottenuti ringraziando il Dipartimento della Protezione Civile e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano: «È stata una missione senza precedenti che ha offerto supporto non solo alla comunità italo-venezuelana, ma, soprattutto, alle vittime dirette del terremoto. È un chiaro segnale di fiducia nella qualità professionale dei medici venezuelani che lavorano in Italia dalla pandemia».
La presenza di questi professionisti nel sistema italiano ha infatti origine durante l’emergenza Covid-19, quando l’associazione promosse l’applicazione dell’articolo 13 del Decreto-Legge Cura Italia. La norma ha consentito, in via eccezionale, l’esercizio della professione ai medici con titoli conseguiti fuori dall’Unione Europea senza aver completato la procedura ordinaria di riconoscimento. Questa misura, prorogata a più riprese, rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2029, rappresentando un sollievo cruciale di fronte alla grave carenza di personale in Italia e dimostrando il valore dei professionisti italo-discendenti.
La missione si è conclusa con una messa speciale presieduta dal sacerdote venezuelano Jesús Yrady presso la Tomba di San Pietro, sotto l’altare maggiore della basilica vaticana. La delegazione ha vissuto un momento di preghiera in onore delle vittime insieme alla presidente Tremamunno, al direttore della Protezione Civile Mauro Casinghini e al suo collaboratore Rocco Consentino.
Foto: Marinellys Tremamunno











