
Ore 08:16 – Il World Economic Forum ha pubblicato il Global Gender Gap Report 2026, delineando un quadro statistico in cui il Messico registra posizionamenti superiori a quelli italiani. A dominare la classifica globale si confermano i Paesi nordici, con l’Islanda al primo posto, seguita da Finlandia e Norvegia, mentre i fanalini di coda sono Ciad, Iran e Pakistan. Su 145 nazioni, il Paese latinoamericano raggiunge il 18° posto, avendo colmato il 79% del proprio divario. L’Italia si colloca invece all’83° gradino della graduatoria, chiudendo il 71% della forbice.
Il Messico entra per la prima volta nella top 20 mondiale grazie a un avanzamento di cinque piazzamenti. Mantenendo il ritmo attuale, l’unica nazione latina dell’America del Nord azzererà le disparità in 31 anni. Risultati evidenti emergono in particolare nell’emancipazione politica, dove chiude in ottava posizione con il 56% del gap recuperato, trainata dalla parità parlamentare e dalla guida femminile dello Stato, mentre l’Italia si ferma alla 61esima piazza con il 27%.
L’Italia sconta ritardi nella partecipazione economica, scendendo al 121° posto con il 60% del divario compensato, contro il 117° del Messico. Per la Repubblica, l’istruzione rappresenta l’area di tenuta principale: si attesta 46esima sfiorando il 100% della parità, seguita dal Paese nordamericano (55° con percentuali analoghe). Nella sanità, invece, il Belpaese non va oltre l’87° gradino mondiale, un dato che si scontra con il primato globale raggiunto dal Messico, collocatosi al primo posto a pari merito con altre 15 nazioni (98%).
Dal punto di vista metodologico, l’indicatore valuta le differenze tra donne e uomini anziché i livelli assoluti di risorse, misurando i risultati in quattro ambiti: economia, educazione, salute e politica. Il sistema rapporta i dati femminili a quelli maschili fissando il traguardo della parità al 100%, senza assegnare punteggi aggiuntivi nei casi di sorpasso, per concentrarsi unicamente sull’uguaglianza degli obiettivi raggiunti.
Saadia Zahidi, direttrice del World Economic Forum, ha commentato: «Gli ultimi 20 anni hanno dimostrato che i divari di genere possono essere colmati. Il compito per i prossimi 20 è farlo più velocemente. Mentre prende forma una nuova era economica, abbiamo l’opportunità di garantire che istituzioni, tecnologie e fonti di crescita attingano ai talenti di tutte le persone. La parità di genere è una delle fondamenta su cui verrà costruito il progresso futuro».
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