
Ore 05:11 – L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha diffuso i risultati del Programma per la valutazione internazionale degli studenti Pisa 2025, delineando una complessa disparità per Italia e Messico all’interno di un quadro internazionale in forte flessione.
Il panorama messicano conferma una situazione strutturalmente critica, con punteggi medi fermi a 414 in scienze, 408 in lettura e 388 in matematica. Questi valori mantengono il Paese latinoamericano ampiamente sotto le medie generali, aggravati dal preoccupante dato secondo cui il 41,8% degli alunni non raggiunge nemmeno il secondo livello di competenze, considerato la soglia minima vitale per l’apprendimento.
L’Italia, al contrario, registra una tenuta confortante, collocandosi significativamente sopra la media Ocse in tutte e tre le discipline.
Nello specifico, gli studenti italiani hanno ottenuto 483 punti in scienze, ambito principale di questa edizione, superando la media globale di 482. Un distacco ancora più netto emerge nella comprensione dei testi scritti (lettura), dove la Penisola raggiunge 474 punti contro i 461 della media generale. Anche in matematica l’Italia si posiziona saldamente oltre la soglia Ocse, scesa quest’anno a 463 punti.
I risultati nazionali si inseriscono tuttavia in un drammatico arretramento globale. Il rapporto rivela infatti che le competenze dei quindicenni hanno toccato il livello più basso mai osservato. La matematica Ocse ha registrato un calo di 22 punti rispetto al 2015, mentre la lettura ha subìto un crollo di 28 punti, equivalenti a quasi un anno e mezzo di apprendimento letteralmente perso nel giro di un decennio.
Nel frattempo, i vertici della classifica continuano a essere dominati dai sistemi educativi asiatici, con Cina e Singapore a guidare stabilmente le eccellenze mondiali.
L’indagine, condotta su oltre 760.000 studenti in 91 Paesi, punta infine l’attenzione sull’impatto negativo causato dai dispositivi digitali in classe. In Italia, il 37% dei ragazzi lamenta l’assidua distrazione dei compagni per via degli smartphone, un dato sensibilmente superiore al 28% della media Ocse. A questo riguardo, il comunicato ufficiale conclude: «La tecnologia e l’intelligenza artificiale possono rafforzare l’apprendimento e aiutare a preparare i giovani per il futuro, ma solo quando utilizzate con uno scopo preciso e non come sostituto dell’attenzione, dello sforzo e della comprensione».
Foto: Santiago Cadena – El Universal










