
Ore 11.31 – In questi giorni, la Sen. La Marca (PD) ha depositato in Senato una mozione che impegna il Governo italiano a promuovere la stipula di accordi bilaterali in materia di sicurezza sociale con il Messico e i Paesi del Centroamerica e dei Caraibi.
La proposta, a prima firma La Marca, ha raccolto l’adesione di molti Senatori, sia della maggioranza sia dell’opposizione, tra cui anche parlamentari con lunga esperienza sindacale, a testimonianza dell’importanza di tutelare i diritti previdenziali dei cittadini italiani che vivono e lavorano in Paesi senza accordi in materia.
«Questa mozione nasce dall’ascolto diretto delle comunità italiane in quell’area» —ha dichiarato la parlamentare— «e dalla necessità di colmare un vuoto che penalizza gravemente migliaia di nostri connazionali nel mondo. Chi lavora e contribuisce, in Italia o all’estero, ha diritto a vedere riconosciuti i propri contributi, evitando rischi di doppia contribuzione o perdita dei diritti maturati».
«Visto il grande numero di firme raccolte dalla Senatrice» —superiore a un quinto dei Senatori in carica— «mi aspetto che la mozione venga esaminata in Aula, aprendo finalmente un confronto parlamentare su un tema rimasto troppo a lungo ai margini dell’agenda politica».
L’Italia ha infatti convenzioni bilaterali in materia di sicurezza sociale con numerosi Paesi extra-UE, tra cui Stati Uniti e Canada, ma nessuna con i Paesi settentrionali dell’America Latina.
La mozione invita pertanto il Governo italiano a sottoscrivere con i Governi di Messico, Repubblica Dominicana, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama, accordi che assicurino:
- il riconoscimento dei contributi versati;
- l’eliminazione della doppia contribuzione;
- la tutela dei diritti pensionistici e delle principali prestazioni sociali;
- una cooperazione efficace tra gli enti previdenziali.
«Questa mozione» –conclude La Marca— «rappresenta un passo concreto per riconoscere i diritti delle comunità italiane in Messico e nei Paesi del Centro America e dei Caraibi, una realtà in costante crescita, ed eliminare una disparità di trattamento che ancora oggi penalizza troppi cittadini italiani all’estero».
Immagine: Arturolp












soy italiano e vivo a montecristi Tras décadas, me atrevería a decir, de vínculos entre Italia y Ecuador, un italiano en Ecuador sigue sufriendo un acoso extremo. Hemos acogido a miles de ecuatorianos en nuestro hermoso país, y lo digo sin temor a equivocarme, pero aún no hay un acuerdo sobre las contribuciones a las pensiones para los italianos que han trabajado en Italia y residen en Ecuador. Resulta, como mínimo, paradójico que nuestro consulado en Quito solicite rápidamente la regularización de sus ciudadanos. Sin embargo, la respuesta no es tan rápida por parte de nuestro consulado y de quienes tienen estatus legal, ni de los medios de comunicación de ambos lados del Atlántico. En resumen, a pesar de tener cédula de identidad ecuatoriana, estar inscrito en el AIRE (Registro Nacional de Italianos Residentes en el Exterior) y estar casado con una mujer con doble nacionalidad, pero originaria de Ecuador, no puedo presumir de mis contribuciones italianas aquí, que no son pocas.
Soy italiano, así que hablo despacio.
¿Cómo presento una declaración de incapacidad?
Tengo la cédula.
¿Qué debo hacer?
qué institución debo dirigirlo?
Sono un cittadino italiano in Ec da piu’ di due anni e sono residente in Manta, sono iscritto all’ AIRE e come tale mi sento comunque di essere tutelato dal consolato che rappresenta il mio paese e sono fiducioso in questo.
Per essere concisi ci tengo a sottolineare che ho prestato servizio per circa 28 anni presso enti pubblici nazionali in Genova e nel 2015 mi sono autonomamente licenziato per accudire mio papà ,disabile gravissimo.
Nel gennaio del 2022 mio padre mi ha lasciato e io con mia moglie siamo arrivati in ECUADOR per costruirci una nuova vita.
Appena giunto nel paese sono rimasto colpito da una crisi depressiva profonda che ha culminato nel mio recente ricovero per trastorno limite della personalita e istinti suicidari presso la clinica Terrallegre di Kito per un tempo di due mesi circa.
Ora sono in convalescenza e nn sono nelle condizioni di prestare nessuna attività a causa delle mie condizioni di salute.
Le quali condizioni sono indice di grave infermità mentale come descritto dalla documentazione medica finale redatta dagli specialisti della clinica Terrallegre in Kito .Clinica psichiatrica la quale mi ha diagnosticato un quadro tutt’altro che florido in quanto trasportatovi di urgenza in ambulanza dopo un primo cekup al pronto soccorso dell’Hospital del IESS, ‘Quito Sur’il quale ospedale mi ha indirizzato d’urgenza alla clinica Terrallegre anche perché manifestavo istinti suicidari e i miei cari erano seriamente preoccupati.
Con ausilio di tac cerebrale e encefalogramma
sono state riscontrate alcune lacune nella parte anteriore frontale della scatola cranica destinate ad avanzare a passo spedito.
Dopo una dose di barbiturici sono ritornato necessariamente dato il trattamento decisamente di forte impatto nei binari standard accompagnato da un continuo checkup medico specialistico psicologico e psichiatrico in clinica.
Ovviamente è alquanto pretenzioso descrivere e curare certe patologie i cui sintomi cambiano da un soggetto all’altro.
Il sottoscritto stesso ha avuto grande difficoltà a descrivere il proprio stato ai medici della Clínica che mi ha visto ospite per più di un mese e trenta giorni.
Al momento sono a casa a Manta con trattamento psichiatrico e sono monitorato dagli specialisti della clinica Terrallegre di Kito dove torno in periodi in uguale frequenza.
Ecco in breve sostanza rappresentato un quadro della propria condizione che mi spinge a chiedere aiuto al proprio paese attraverso questo canale.
Purtroppo la funzione che per anni ho svolto in Italia di soggetto che si è preso cura di mia madre prima e di mio padre dopo,ha generato in me tutti i sintomi di quella che viene chiamata oggi la sindrome del burnout la quale logora il sistema nervoso di quegli individui che giorno dopo giorno assistono il proprio caro dentro le mure domestiche
Mi viene da dire che lo stato italiano dovrebbe riconoscere i miei anni di caregiver.
Non ci,anzi ,mi permetto di dire,non ci speriamo più, dato che nel bel paese sono migliaia ad aspettare una benedetta legge che tuteli e rappresenti i Caregiver italiani.
Nelle mie numerose difficoltà e anche disturbi neurologici sto cercando di capire quale tipo di documentazione preparare esattamente anche in funzione di quale potrebbe essere un contributo da parte Vostra.
Grazie
Ds
Roberto Ratto
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