Dopo i Comites tocca al CGIE (ma il Messico non c’è)

Dopo i Comites tocca al CGIE (ma il Messico non c’è)

Ore 05.53 – Si rinnova il Consiglio generale degli italiani all’estero (CGIE): dopo 6 anni di consiliatura —calcolando il rinvio dovuto alla pandemia— circa duemila “grandi elettori” all’estero —cioè i consiglieri dei Comites e i membri delle associazioni— all’interno delle assemblee Paese dovranno votare i 43 nuovi consiglieri che, insieme ai 20 di nomina governativa, comporranno il nuovo consiglio.

Le elezioni si terranno ad aprile, in una data da definire subito prima o dopo Pasqua, in ogni caso entro il 23 del mese.

Questo, in sintesi, quanto ribadito nel corso della riunione online convocata dal segretario generale Michele Schiavone (nella foto), a cui hanno partecipato il 1º febbraio il sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova, il direttore generale per gli italiani all’estero della Farnesina, Luigi Vignali, alcuni parlamentari eletti all’estero e gran parte dei consiglieri del CGIE.

Ad un mese dall’ultima plenaria e a quasi due mesi dalle elezioni dei Comites, Schiavone ha di nuovo sollecitato Governo e Parlamento a mettere mano alla riforma delle leggi elettorali e a quelle sulla rappresentanza degli italiani all’estero.

«Fino ad oggi» —ha detto Schiavone— «non è stato possibile ragionare approfonditamente sull’esito delle elezioni dei Comites, né sono stati analizzati nei particolari i risultati espressi il 3 dicembre, salvo constatare la peggiore partecipazione in assoluto da quando esistono questi organismi. Agli infausti risultati elettorali, che richiamano le responsabilità di chi l’anno scorso ha forzato lo svolgimento delle elezioni, si sono aggiunte moltissime anomalie, disfunzioni e contestazioni che hanno prodotto diversi ricorsi al Tribunale Amministrativo del Lazio, alcuni dei quali sono ancora pendenti e tra questi, quelli più vistosi sono stati presentati dai Comites di Zurigo e Nizza».

«È opportuno» —ha aggiunto— «conoscere le ragioni della débâcle, capire cosa non ha funzionato e perché molte procedure amministrative non hanno risposto alle attese. Questo serve per porvi rimedi affinché in futuro simili storture non si ripetano più e, quindi, invece di nascondere i misfatti sotto il tappeto, si colga l’occasione per sollecitare il nostro Governo a riformare definitivamente le leggi elettorali degli organismi di base […]. Senza giri di parole e con ragionevole senso di responsabilità si constata che quanto è accaduto il 3 dicembre ha fatto franare l’architettura della rappresentanza degli italiani all’estero».

Lo scadenzario preparato dal MAECI per le elezioni dei nuovi consiglieri CGIE prevede dal 3 al 23 aprile la realizzazione delle Assemblee Paese, che saranno convocate dalle Ambasciate e saranno composte dai consiglieri dei Comites e da rappresentanti delle associazioni delle comunità italiane in numero non superiore al 30 per cento dei componenti dei Comites per i Paesi europei e del 45 per cento per i Paesi transoceanici.

Le assemblee dovranno eleggere complessivamente 43 consiglieri in rappresentanza dei 17 Paesi con maggior numero di cittadini iscritti all’AIRE, che andranno ad aggiungersi ai 20 consiglieri nominati dal Governo per formare l’intero Consiglio.

La nuova tabella delle rappresentanze Paese predisposta dal MAECI nel decreto ministeriale 4111/138, il cui criterio delle assegnazioni risponde all’applicazione matematica della legge istitutiva del CGIE, esclude il Messico, l’America centrale, l’intero continente africano e l’Asia orientale.

«L’assenza di queste realtà all’interno del CGIE» —ha sottolineato il Segretario Generale— «contraddice lo spirito della legge istitutiva, pensata per integrare e non escludere le comunità. L’applicazione affidata agli algoritmi matematici le penalizza in quanto non tiene conto della diversità, rivelandosi grave e irrispettosa dei diritti dei nostri connazionali, della presenza economica, culturale e sociale italiana lì residente. Con l’istituzione dei nuovi Comites in quelle aree del mondo serve un adeguamento extra legem per soddisfare le loro aspettative perché, giustamente, quelle nuove realtà devono avere voce nelle decisioni che li riguardano direttamente perché non possono essere derogate a terzi e neanche ad un solo consigliere, a sua volta eletto in un altro continente e non sempre disponibile a spostarsi da continente a continente per interloquire fattivamente con migliaia di connazionali residenti».

«Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero chiede agli interlocutori del Governo che la tabella contenuta nel decreto ministeriale, firmato ieri pomeriggio tardi dal Ministro Luigi Di Maio e trasmesso questa mattina, venga rivista e siano ripristinati i principi fondamentali ai quali si è ispirato il legislatore quando ha determinato il riparto numerico dei consiglieri».

«Il CGIE oltre a chiedere la sospensione del decreto ministeriale 4111/138, sollecita il suo stesso presidente a provvedere all’aumento di almeno 4 nuovi consiglieri, che possano essere aggiunti alla lista dei 43 eletti all’estero per assegnarli specificamente a quelle aree del mondo risultanti scoperte. Questa modifica non avrebbe nessun impatto economico sulla dotazione finanziaria del capitolo di spesa 3131 del CGIE. Fermo restando quanto deciso dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale nel decreto 4111/138 il parere del CGIE, che purtroppo non è stato richiesto, è convintamente negativo».

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