Il Senato italiano respinge la parità di genere nel linguaggio ufficiale

Il Senato italiano respinge la parità di genere nel linguaggio ufficiale

Ore 18.18 – In Italia, l’Aula del Senato ha respinto l’emendamento della senatrice Maiorino (M5s) che chiedeva la possibilità di adottare la differenza di genere nella comunicazione istituzionale scritta.

La norma avrebbe introdotto nel linguaggio istituzionale scritto, tra gli altri, i termini “ministra”, “senatrice” e “la presidente”, in pratica la declinazione al femminile per tutti i ruoli, con l’abbandono del genere unico (in Italia il genere maschile è ancora utilizzato per i titoli delle cariche ricoperte da donne). La proposta aveva ottenuto il parere favorevole dei relatori nella Giunta per il Regolamento di Palazzo Madama, e per entrare in vigore avrebbe dovuto ottenere l’ok dall’Aula. Ma la proposta ha ricevuto solo 152 voti favorevoli, non sufficienti a raggiungere la maggioranza assoluta necessaria per questa votazione.

Esponenti del Pd, M5s e Italia viva hanno definito «gravissimo», un «passo indietro» la bocciatura dell’emendamento.

La proposta Maiorino (M5s) puntava a introdurre nel Regolamento «l’utilizzo di un linguaggio inclusivo» è stata votata a scrutinio segreto e ha ottenuto nell’aula di Palazzo Madama 152 voti favorevoli, 60 contrari e 16 astenuti.

L’emendamento prevedeva che il «Consiglio di presidenza [stabilisse] i criteri generali affinché nella comunicazione istituzionale e nell’attività dell’amministrazione sia assicurato il rispetto della distinzione di genere nel linguaggio attraverso l’adozione di formule e terminologie che prevedano la presenza di ambedue i generi attraverso le relative distinzioni morfologiche, ovvero evitando l’utilizzo di un unico genere nell’identificazione di funzioni e ruoli, nel rispetto del principio della parità tra uomini e donne».

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