Quando l’agricoltura parla al femminile

Eugenia Gino, quando l'agricoltura parla al femminile

Ore 09.36 – Una storia lunga un secolo e da quasi cinquant’anni tutta al femminile. Eugenia Gino è profondamente legata alla sua azienda agricola di contrada Carbonia, ad Aragona.

In questo luogo, in cui lei ha radici profonde, produce olio biologico, mandorle e cereali. Eugenia appartiene alla quarta generazione. Nel XIX secolo, il bisnonno Carmelo Salamone, insieme ai fratelli, imprenditori legati al commercio dello zolfo, acquistarono, dal Duca della Grazia, il feudo di Carbonia.

Il paesaggio di allora era dominato da fitti mandorleti, coltura trainante di questa parte della Sicilia. I vecchi mandorli, piantati dal nonno, sono ancora lì, in cima alla collina, tormentati e contorti, a raccontare un mondo rurale antico.

Logopedista, sposata con il neuropsichiatra Antonio Indelicato e madre di Pietro ed Isabella, Eugenia Gino subentra alla madre Graziella Salamone, ancora attivissima in azienda, e nello spirito della modernizzazione e del rinnovamento, nel ‘91 impianta il primo oliveto con la messa a dimora di diverse varietà.

Seguendo una filosofia di rispetto dell’ambiente, avvia nel ‘97 il metodo di produzione dell’agricoltura biologica. Oggi l’azienda conta 2.500 alberi di olivo e produce circa 50 quintali di olio extra vergine di oliva biologico certificato Igp Sicilia, dagli elevati standard di qualità. Nel corso degli anni l’imprenditrice ottiene numerosi riconoscimenti e l’olio Carbonia è presente nella Guida agli Extravergini di Oliva di Slow Food. L’azienda a fine settembre parteciperà a Torino a Terra madre Salone del Gusto 2022, l’evento mondiale dedicato al cibo buono, pulito e giusto e alle politiche alimentari.

Dottoressa Gino, ci vuole raccontare meglio la sua storia?

Secondo la cultura del tempo, mio nonno Filippo non gradiva che le donne della famiglia si occupassero dell’azienda agricola. Alla sua morte, mia madre si è dedicata al recupero della proprietà, fino ad allora affidata ad un mezzadro. Non è stato facile rientrarne in possesso. Poi il successivo potenziamento dell’azienda, anche attraverso la collaborazione delle figlie: siamo entrate mia sorella ed io. Da circa 15 anni la gestione è passata nelle mie mani. Mia madre ha piantato il primo uliveto nel 1991 ed io ho continuato ad ampliarlo.

Il terreno di produzione è favorevole alla coltivazione?

L’azienda ha in parte un terreno di natura argillosa, pertanto la resa in termine di olio è inferiore ad altre zone nello stesso areale, ma rispecchia comunque le rese medie caratteristiche delle cultivar.

Qual è la caratteristica organolettica dell’olio Carbonia?

Ai primi alberi di Biancolilla e Coratina, quest’ultima di origine pugliese, il cui olio è ricco di polifenoli, ho aggiunto altre varietà siciliane come la Cerasuola, la Nocellara del Belice e la Giarraffa, Da moltissimi anni produco oli monovarietali, per far conoscere le caratteristiche organolettiche delle singole cultivar. Il mio obiettivo è quello di raccontare il mio territorio e la Sicilia attraverso i profumi dell’olio. La raccolta delle olive appena invaiate permette di esaltare questa grande ricchezza sensoriale, così è possibile percepire un olio fruttato medio verde con tresche note erbacee e di erbe aromatiche, ma anche l’odore del mallo verde della mandorla, la foglia di pomodoro, la cicoria.

L’azienda aderisce ad Addiopizzo (un movimento antimafia impegnato principalmente sul fronte della lotta alle estorsioni. Ndr), in che modo?

Da sempre abbiamo scelto di stare dalla parte della legalità che per noi è stato un elemento fondamentale. Crediamo nel valore etico del lavoro in campagna, anche nel rapporto con i nostri dipendenti e collaboratori. Questo significa: no sfruttamento di extracomunitari, no assunzioni irregolari. Aderire ad Addiopizzo è stata quindi la naturale conseguenza delle nostre idee. Addiopizzo ha prodotto una rivoluzione culturale incisiva, nasce a Palermo dalla ribellione al racket e alle pressioni mafiose, promuove il consumo critico a favore dei commercianti vittime di estorsioni e degli imprenditori che condividono i principi della legalità. Siamo stati selezionati per partecipare ad un progetto di inclusione sociale Svolta all’albergheria-Fondazione con il Sud, che prevede l’inserimento di soggetti fragili in particolare detenuti ammessi alle misure alternative.

La vostra è anche un’azienda biologica.

Siamo da moltissimi anni in biologico. Abbiamo sempre avuto a cuore l’idea del rispetto della terra, dell’ambiente, delle coltivazioni, del cibo che produciamo. Anche la produzione di cereali e mandorle è in biologico. Il nostro obiettivo è stato quello di non stravolgere il territorio e mantenere intatto un angolo della Sicilia, così come lo abbiamo ricevuto. Certamente adattandolo a quelle che sono le esigenze di una produzione moderna, cercando pero di rispettare ciò che ci era stato consegnato dai nostri padri.

In linea, dunque, con l’evento Terra Madre.

Questo territorio e il prodotto che promuovo appartengono a tutti. A me spetta il compito di preservare la bellezza del paesaggio, di proteggere la biodiversità naturale e agricola, di assicurare la sicurezza alimentare. Credo sia molto nell’indole femminile il prendersi cura ed io ho fatto miei i valori di mia madre. Sono orgogliosa di essere una conduttrice donna e di dare impronta femminile nella gestione di questa azienda, nella produzione e coltivazione di questo meraviglioso albero.

Secondo lei, l’agricoltura oggi è sempre più donna?

Oggi è molto diverso dagli anni in cui mia madre «ha messo i pantaloni» per andare in campagna. I miei collaboratori sono sempre uomini: credo che, vedendo la mia passione, apprezzino l’impegno che metto anche nell’attenzione alle relazioni lavorative e per il mio senso innato di rispetto delle regole. Conosco molte imprenditrici agricole, con loro si è creato uno scambio culturale ed una condivisione costante attraverso Confagricoltura donna. Con alcune abbiamo creato anche il marketplace Confagricoltura donna Sicilia.

Alla logopedista chiedo: gli alberi hanno un linguaggio?

Assolutamente sì. Basta mettersi in ascolto e osservarli nel dialogo con l’ecosistema. Per questo ho scelto di vivere in campagna in determinati periodi dell’anno. Il contatto con i miei alberi mi regala l’energia e la spinta verso progetti futuri.

Questa intervista di Luigi Mula è stata pubblicata sul quotidiano La Sicilia il 9 settembre 2022.

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