I Navigli di Milano

I Navigli di Milano

Ore 09.02 – Di giorno fanno da sfondo a una città lavoratrice, sempre di corsa, sempre in ritardo, ma di sera si trasformano nel cuore pulsante della vita sociale, artistica e culturale del luogo.

Sono i Navigli di Milano, con i loro bar, i loro locali alla moda ed anche i piccoli negozi, i palazzi moderni che si alternano agli edifici liberty, ai mattoni rossi dell’architettura viscontea ed ai graffiti sui muri di cemento.

Fascino, storia e contrasti si fondono in questi lunghi corsi d’acqua sempre più conosciuti in Europa, in America e un po’ in tutto il mondo.

I Navigli sono un sistema di canali navigabili —un tempo utilizzati per il trasporto di merci— che metteva in comunicazione il lago Maggiore, quello di Como e il basso Ticino, aprendo al capoluogo lombardo le vie d’acqua della Svizzera e dell’Europa nordoccidentale, del Cantone dei Grigioni e dell’Europa nordorientale e, infine, quella del Po verso il mare Adriatico.

Una rete commerciale che fu fondamentale per lo sviluppo economico della città e a cui anche Leonardo Da Vinci diede il proprio contributo.

Non erano solo indispensabili collegamenti per il commercio, ma anche una preziosa risorsa idrica per i campi di tutte le aree circostanti che, a loro volta, poterono svilupparsi e crescere, dando vita a comunità che, con il tempo, si sono trasformate nelle decine di centri urbani dell’entroterra.

Collegandosi con l’opera di bonifica iniziata dai monaci delle abbazie a sud della città già nel X secolo, la costruzione dell’intero sistema durò dal XII al XIX secolo. I corsi d’acqua tuttora esistenti che ne fanno parte sono: il Naviglio Grande, il Naviglio Pavese, il Naviglio della Martesana, il Naviglio di Padern, il Naviglio di Bereguardo e il Navigliaccio.

La rete ebbe come protagonista al principio il Naviglio Grande, realizzato nel XII secolo e controllato da un sistema di dighe progettato da Leonardo Da Vinci nel XV secolo. Ancora oggi è possibile vedere quella del Naviglio Pavese.

I Navigli del Milanese e del Pavese nel XX secolo

Nel 1457, Francesco Sforza ordinò la realizzazione di un secondo Naviglio, quello della Martesana, mentre nel 1482 Ludovico il Moro commissionò a Leonardo un sistema per connettere il Lago di Como a Milano. I progetti sono esposti al Museo dei Navigli.

Il marmo utilizzato per il Duomo di Milano, la cui costruzione iniziò nel 1386, fu fatto transitare proprio lungo questi canali.

Nel 1805 Napoleone fece ultimare la costruzione di un altro acquedotto, il Naviglio Pavese.

Con lo sviluppo della rete ferroviaria, l’uso dei canali per il trasporto delle merci divenne sempre meno intenso, fino a quando fu completamente abbandonato con la comparsa delle prime automobili e i canali si limitarono ad essere utilizzati come scolo per i rifiuti industriali.

Oggi buona parte del sistema è stata interrata, lasciando la “Zona dei Navigli” collegata alla Darsena, l’antico porto di Milano, solamente dal Naviglio Grande e dal Naviglio Pavese.

Chiesa di San Cristoforo sul Naviglio

Nel quartiere si trova la splendida Chiesa di San Cristoforo, edificio costruito fra il XIII e il XV secolo in stile gotico che in realtà è un complesso costituito da due edificazioni.

Chiesa di San Cristoforo sul Naviglio

L’edificio più antico è quello di sinistra, di cui però si sa molto poco a causa della scarsa documentazione sopravvissuta fino ai nostri giorni. Ciò che è noto è che apparterrebbe a una chiesa romanica innalzata sulle mura di una struttura precedente. Dopo la ricostruzione verso la metà del XIII secolo, in concomitanza con gli scavi del Naviglio Grande, vi fu aggiunto il portale gotico e il rosone all’incirca verso la metà del XIV secolo.

La chiesa più recente venne edificata nel XV secolo seguendo le istruzioni di Gian Galeazzo Visconti e accogliendo le richieste del popolo che volle dedicare una cappella a San Cristoforo, protettore degli infermi, dopo la fine della grave pestilenza che aveva provocato 20.000 vittime a Milano.

L’interno fu trasformato nel 1625 per fondere le due chiese in un unico edificio, abbattendo la parete che le separava e creando due navate.

Sulla parete accanto alla navata a sinistra sono sopravvissuti alcuni frammenti degli affreschi della scuola del Bergognone mentre l’abside mantiene gli affreschi della scuola di Bernardino Luini.

Sulla navata di destra possiamo ancora distinguere gli affreschi gotici originali e una splendida statua in legno risalente al XIV secolo raffigurante San Cristoforo e il Bambino Gesù.

Vicolo dei Lavandai

Ancora visibile al civico 14 dell’Alzaia del Naviglio Grande c’è il vicolo dei lavandai, uno scorcio praticamente intatto di storia davvero suggestivo e meritevole di una visita.

Il vicolo dei lavandai

La strada prende il nome al lavatoio in uso dall’Ottocento fino a metà del Novecento dove gli uomini della Confraternita Lavandai di Milano si recavano a lavare il bucato delle famiglie ricche della città.

Il lavatoio, alimentato dalle acque del Naviglio, era un vero e proprio luogo di lavoro, ma —con l’arrivo della Seconda Guerra Mondiale— i membri della Confraternita furono sostituiti dalle donne che qui venivano per lavare i propri panni.

Oltre al lavatoio si scorge una piccola piazzetta in fondo al vicolo, la “sciostra”.

Quando i Navigli erano ancora il fulcro dell’attività commerciale della città, era qui che venivano scaricate le merci portate con le barche fino alla Darsena.

Addentrandoci in uno dei cortili adiacenti è ancora visibile una centrifuga risalente ai primi del XX secolo che veniva utilizzata per asciugare i panni. Qui sorgeva anche un’antica drogheria in cui venivano venduti gli strumenti per il bucato, come sapone, spazzole, candeggina…

Conca di Viarenna

La Conca di Viarenna è una conca di navigazione costruita fra il 1151 e il 1558 dalla Veneranda Fabbrica del Duomo.

Situata lungo il Naviglio Vallone, serviva per superare un dislivello di circa due metri che separava la Cerchia dei Navigli e la Darsena.

La Conca di Viarenna

La conca rese possibile il Naviglio Vallone, costruito nel 1438 su volere di Filippo Maria Visconti per facilitare la costruzione del Duomo di Milano che doveva essere ricoperto di marmo di Candoglia. Le lastre, pesantissime, potevano essere spostate in modo molto più vantaggioso tramite la navigazione.

Grazie a quest’opera idraulica il Naviglio Vallone poteva collegare Milano al Lago Maggiore, dove erano ubicate le cave di marmo, permettendo il transito dal fiume Ticino fino al Naviglio grande, per poi arrivare al Naviglio Vallone, entrare nella Cerchia dei Navigli e infine attraccare al Laghetto Santo Stefano, il punto più prossimo al cantiere del Duomo.

La Darsena

Unico specchio d’acqua rimasto del sistema dei Navigli di Milano, la Darsena è stata riaperta al pubblico in versione riqualificata solo di recente, grazie agli interventi di miglioramento del 2015 in occasione dell’Esposizione Universale.

Oggi la Darsena di Porta Ticinese è un punto d’incontro non solo dei due Navigli, ma anche di milanesi e turisti che vengono a godersi un punto particolarmente suggestivo della città.

I lavori hanno ripristinato buona parte della sua struttura originaria, riaprendo anche il ponte a tre arcate che era rimasto sepolto per più di un secolo.

Nati come un sistema di canali irrigui e navigabili e oggi trasformati in un’area affascinante e vivace, in cui assaporare deliziosi cocktail e dove la famosa tradizione dell’aperitivo prende vita, i Navigli di Milano sono senz’altro un passo obbligato per chi vuole realmente conoscere l’Italia.

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