
Ore 05.17 – Il prossimo 9 maggio aprirà ufficialmente al pubblico la 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, rassegna culturale che si concluderà il 22 novembre. L’edizione, curata da Koyo Kouoh, indaga il concetto musicale della tonalità minore. La metafora viene impiegata per analizzare diverse forme di resistenza silenziosa, cercando connessioni e riflessioni condivise attraverso le pratiche artistiche contemporanee.
In questo contesto, il Messico partecipa con un progetto di spiccato rigore analitico. Il padiglione del Paese latinoamericano presenterà l’opera del duo RojoNegro, intitolata Actos invisibles para sostener el universo. La mostra, affidata alla curatela di Jessica Berlanga Taylor, abbandona la tradizionale fruizione esclusivamente visiva per strutturare un ambiente multisensoriale che si manifesta come un rito collettivo.
L’installazione richiede allo spettatore un ripensamento del legame tra il corpo umano, lo spazio geografico e l’eredità storica. L’indagine del duo artistico parte dallo studio delle cosmologie appartenenti alle popolazioni indigene e alle comunità afrodiscendenti. L’intento principale è sollevare un dibattito critico sul fenomeno dell’epistemicidio, indicando con questo termine la distruzione dei saperi appartenenti alle culture preispaniche. Il progetto si prefigge inoltre lo scopo di denunciare le fratture economiche e le disparità simboliche ancora radicate nel tessuto sociale.
L’approccio curatoriale sottolinea l’importanza di creare uno spazio di consapevolezza in cui «la pratica artistica diventa un mezzo per onorare e recuperare le conoscenze cancellate dalla narrazione storica dominante». L’azione rituale proposta dagli autori si trasforma, in questo senso, in uno strumento di indagine storico-critica.
La presenza messicana a Venezia consolida un dialogo culturale continuo con l’Italia. La proposta di quest’anno dimostra la chiara volontà di utilizzare la piattaforma espositiva europea per presentare questioni di rilevanza globale partendo dalle specificità locali. Il lavoro esposto evita la rappresentazione folcloristica, impiegando invece un vocabolario contemporaneo per riappropriarsi di simboli e memorie del passato.
L’esposizione offrirà ai professionisti dell’informazione e ai visitatori l’opportunità di osservare da vicino le attuali dinamiche di produzione dell’America Latina, confermando la centralità di queste tematiche nel dibattito internazionale. Il padiglione si attesta così come uno spazio di profonda diplomazia culturale, dove la ricerca estetica funge da catalizzatore per un confronto sempre più necessario.
Foto: Inbal – reforma.com











