Il caldo in Italia mette sotto pressione le ‘banche del Parmigiano’

Il caldo in Italia mette sotto pressione le 'banche del Parmigiano' / Foto: AP Photo - Antonio Calanni - Euronews

Ore 05.33 – (Quirino Mealha – euronews) Le ondate di calore di quest’estate nel nord Italia hanno avuto ripercussioni su un settore insospettabile: i magazzini dove gli istituti di credito locali custodiscono forme di formaggio in stagionatura come garanzia dei prestiti concessi agli allevatori.

Credito Emiliano, noto come Credem, accetta forme non ancora stagionate o giovani di Parmigiano Reggiano come collaterale dal 1953. La sua controllata, Magazzini Generali delle Tagliate, stagiona il formaggio a Reggio Emilia e Modena, custodendo oltre mezzo milione di forme per un valore ben superiore ai 300 milioni di euro.

I produttori ricevono subito dal 60 all’80% del valore di una forma. Il Parmigiano deve infatti stagionare almeno 12 mesi, spesso 24 o 36, immobilizzando liquidità che i piccoli caseifici non possono permettersi.

La tecnologia blockchain, unita al contratto di pegno rotativo non possessorio, ora consente agli allevatori di vincolare le forme a garanzia pur mantenendole nei propri stabilimenti. Rimuovendo il limite fisico dei propri caveau, la banca può così aumentare la sua capacità di prestito.

A garantire il sistema non è la semplice fiducia, ma un triplice controllo: l’inserimento nella crosta di microchip commestibili (grandi quanto un granello di sale) che legano ogni forma al suo passaporto digitale inalterabile, la validazione costante dei dati da parte di ispettori terzi indipendenti e il diritto della banca a effettuare ispezioni a sorpresa nei magazzini.

Ma mantenere quell’inventario alla temperatura corretta è diventato molto più rischioso.

Nei caveau, il consumo giornaliero di energia è salito di circa il 30% nel picco del caldo di quest’anno, costringendo la banca ad ammodernare i sistemi di raffreddamento e le caldaie, aggiungere isolamento e aumentare la produzione da fonti rinnovabili.

Le forme possono stagionare fino a tre anni. Ogni estate torrida fa lievitare i costi molto prima che il formaggio possa essere venduto e l’estate del 2026 si preannuncia come una delle più calde nella storia climatica d’Italia.

Lo stress causato dal caldo estremo parte dalla stalla.

Quando le temperature superano i 40°C, le mucche stanno più sdraiate e mangiano meno, con una riduzione della produzione di latte fino al 10%.

«Il caldo estremo incide sulla qualità e sulla quantità del latte», ha dichiarato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano.

Il disciplinare lascia poco margine di manovra. Il formaggio può essere prodotto solo in cinque province, da vacche alimentate con erba e fieno coltivati sul posto, quindi una stagione secca colpisce sia i foraggi sia la mandria.

La posta in gioco è alta: nel 2025 in Italia sono state prodotte 4,19 milioni di forme, per un giro d’affari al consumo di circa 4 miliardi di euro, secondo il Consorzio Parmigiano Reggiano.

Gli economisti spiegano che il caldo si manifesta spesso in questo modo, in maniera indiretta e con un certo ritardo.

R. Jisung Park, economista del lavoro alla Wharton School, ha spiegato che il caldo a monte produce ‘impatti misurabili sulla valutazione delle imprese a valle’, un fenomeno visibile quando un’ondata di calore in una stalla si trasforma, mesi dopo, in un problema di costi per una banca.

Uno studio della Banca centrale europea, pubblicato a marzo, ha rilevato che l’impatto del caldo estremo sulla crescita è più contenuto in Italia e Spagna rispetto alla Germania, perché le economie del sud sono meglio adattate. Ma un dato aggregato modesto può nascondere perdite marcate lungo la filiera.

Foto: AP Photo – Antonio Calanni – Euronews

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