L’INAH messicano celebra Diego Martucci e il mariachi in Italia

L'INAH messicano celebra Diego Martucci e il mariachi in Italia / Foto: Diego Martucci

Ore 07:35 – L’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (INAH), ente pubblico federale del governo messicano dedicato alla tutela e alla ricerca sul patrimonio culturale, ha promosso, attraverso la sua Fonoteca, un incontro sulla diffusione della musica nazionale in Europa. L’evento, trasmesso in rete il 29 settembre 2026, è stato incentrato sulla tradizione del mariachi e ha visto come protagonista l’artista italiano Diego Martucci. Durante l’esposizione, lo studioso ha illustrato come la cultura di questo genere musicale si sia radicata in Italia, analizzandone i processi di adattamento e le sfide per la sua conservazione.

Il relatore ha ripercorso la propria esperienza, raccontando il passaggio dalle sonorità europee a quelle tradizionali del Messico. «Il mio contributo oggi è, semplicemente, quello di un umile musicista al servizio della musica», ha dichiarato Martucci. Nato ad Anagni, in provincia di Frosinone, si è diplomato in chitarra rock e blues, lavorando come insegnante in una scuola secondaria di primo grado e come maestro di chitarra. Nel 2012 ha conosciuto Domenico Pasquini, fondatore del Mariachi Romatitlán, storico complesso mariachi attivo nella penisola italiana da oltre 40 anni, e si è unito al gruppo.

All’interno della formazione, il musicista si è dedicato allo studio del guitarrón, un grande basso acustico messicano a sei corde senza tasti, considerato il cuore pulsante e ritmico del mariachi. Nel corso della sua carriera, Martucci ha accumulato numerose esperienze internazionali, suonando in Messico, Europa e in Medio Oriente. Tra le tappe principali figurano le registrazioni per la docuserie messicana Mariachi: Directo a la Piel e la partecipazione al film Buen Camino del celebre comico e regista italiano Checco Zalone.

Nel 2015 il Mariachi Romatitlán ha inoltre ricevuto il Riconoscimento Ohtli, la massima onorificenza concessa dal governo messicano a istituzioni o individui che si distinguono nella promozione e nell’assistenza della comunità e della cultura nazionale all’estero.

L’esposizione ha evidenziato le sorprendenti similitudini tra le danze e gli strumenti rurali dell’Italia centrale, come il saltarello e l’organetto, e i suoni ancestrali messicani. «L’eredità culturale è necessaria e cruciale; così come ogni persona ha una memoria che la rende se stessa, la tradizione è la memoria della comunità», ha spiegato il relatore.

Durante la conferenza, Martucci ha inoltre annunciato un nuovo e stimolante progetto: la collaborazione con l’ambasciatore messicano Genaro Lozano per la formazione di un gruppo di son jarocho tradizionale, battezzato Acqua di Cocco.

Infine, il musicista ha concluso ricordando in maniera specifica il suo ultimo viaggio in Messico, intrapreso proprio per approfondire lo studio e la tecnica strumentale del guitarrón direttamente sul territorio. «La tradizione non ha frontiere quando si abbraccia con il cuore e con un rispetto assoluto per la sua radice», ha affermato, garantendo che il suo guitarrón continuerà a suonare con accento italiano ma con il battito puro della messicanità.

Foto: Diego Martucci

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