Ermenegildo Zegna debutta a Wall Street

Ermenegildo Zegna debutta a Wall Street

Ore 02.49 – «Spero di dare un esempio sull’essere coraggiosi e orgogliosi del Made in Italy. Scegliendo New York abbiamo alzato l’asticella. Siamo pronti a partire». Lo ha detto Ermenegildo Zegna, amministratore delegato del Gruppo Zegna, commentando lo sbarco dell’azienda a Wall Street. Alle 9,30 della costa orientale degli Stati Uniti d’America (le 8,30 nel Messico centrale e le 15,30 in Italia), con il rito della ‘campanella’ e l’apertura delle contrattazioni, il marchio di abbigliamento di lusso maschile diventerà ufficialmente il primo della moda italiana a quotarsi alla Borsa più famosa del mondo, il New York Stock Exchange (NYSE).

La casa di abbigliamento fondata a Trivero, Piemonte, nel 1910, andrà sul mercato attraverso un’aggregazione con Investindustrial Acquisition Corp (IIAC), un veicolo societario di Investindustrial VII L.P., guidata da Sergio Ermotti, ex amministratore delegato di Ubs. Zegna manterrà il controllo della nuova entità con il 66% delle azioni. Il valore iniziale globale sarà di circa 3,2 miliardi di dollari.

Il debutto nella finanza newyorkese segna quello che sarà il punto più alto dopo il momento più drammatico, per molte aziende, della pandemia da Covid, che aveva portato al crollo dei ricavi e alla chiusura di molti negozi.

Secondo i dati forniti da Bain Consulting Group, il marchio italiano ha registrato una crescita del 30% rispetto al 2020. «Questo è stato l’anno dell’Italia» —ha commentato Zegna in un’intervista al New York Times— «sarà l’anno della nostra storia e penso anche quello del resto dell’industria. È il momento in cui l’Italia ha una tale quantità di energia che vogliamo affermare il nostro ruolo nel mondo». Il marchio conta su quasi 300 punti vendita in tutto il globo e dovrebbe chiudere l’anno con ricavi per 1,2 miliardi di euro.

Con l’ingresso al NYSE, Zegna lancia la sfida ai giganti del lusso come Louis Vuitton, Tiffany & Company e Dior. In passato ci sono state offerte pubbliche di acquisto a Wall Street da parte di altri marchi italiani, come la Ferrari nel 2015 e il gruppo Luxottica nel ’90, poi uscito dalla lista, mentre altri due protagonisti della moda, Prada e Ferragamo, hanno preferito quotarsi a Hong Kong e Milano.

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