Domino’s Pizza fallisce in Italia. In Messico nel 2022 +3% punti vendita

Domino's Pizza fallisce in Italia. In Messico nel 2022 +3% punti vendita

Ore 18.11 – «Quando una pizza con l’ananas incontra una tradizionale Margherita, quella con l’ananas —almeno in Italia, patria della pizza— ha le ore contate». Lo ha scritto oggi Flavio Bini su Repubblica in un articolo che commenta l’addio al Bel Paese di Domino’s Pizza, catena fondata nel 1960 dai fratelli Tom e James Monaghan nel Michigan, dopo l’annuncio della chiusura delle ultime 29 filiali della società in una nazione che non ammette interpretazioni della sua cultura culinaria.

L’impresa di ristorazione internazionale con sede ad Ann Arbor era giunta in Italia nel 2015 attraverso un accordo di franchising con ePizza SpA e intendeva distinguersi fornendo un servizio di consegna strutturato a livello interregionale insieme a condimenti in stile statunitense/americano, tra cui la versione “hawaiana” con l’ananas. Per il recapito a domicilio, l’azienda aveva fatto accordi con soggetti terzi come Deliveroo Plc e Just Eat Takeaway.

«Attribuiamo il problema alla forte concorrenza nel mercato del food delivery, con catene organizzate e ristoranti mom & pop che consegnano cibo, oltre ai servizi e ai ristoranti che riaprono dopo la pandemia», dicono da ePizza in una relazione agli investitori che accompagna i risultati del quarto trimestre 2021.

Domino’s Pizza aveva iniziato la sua coraggiosa avventura nello Stivale con l’apertura della prima filiale a Milano, a cui avevano fatto seguito altri 7 locali nel capoluogo lombardo e un altro a Bergamo, supportati dal centro di produzione dell’impasto a Buccinasco, tutti gestiti dalla ePizza S.p.A. di Alessandro Lazzaroni, classe 1979, già manager in McDonald’s e Galbusera.

I rappresentanti statunitensi e italiani di ePizza e Domino’s non commentano le chiusure di questi giorni. L’azienda aveva già ridotto l’attività in Italia rispetto al picco del 2020 e aveva smesso di offrire consegne dal suo sito web il 29 luglio. Secondo quanto riportato in un documento di ePizza, in aprile il tribunale di Milano aveva concesso all’azienda la protezione giudiziaria contro i creditori per 90 giorni. Le misure, che impedivano di chiedere il rimborso del debito o di sequestrare i beni dell’azienda, sono scadute il 1° luglio. Non ci sono ulteriori aggiornamenti sui processi giudiziari, secondo i documenti elettronici del tribunale o della Camera di Commercio italiana.

L’azienda, secondo l’ultimo bilancio certificato, aveva 10,6 milioni di euro (10,8 milioni di dollari) di debiti alla fine del 2020.

Domino’s aveva sostenuto investimenti consistenti nei primi anni, avendo pianificato l’apertura di 880 negozi, ma ha dovuto affrontare prima la crisi dovuta alla chiusura per il Covid, poi la dura concorrenza dei ristoranti locali che hanno ampliato i servizi di consegna. In altre parole, pizza “originale” più servizio è stata una formula vincente tra i consumatori italiani, che ha penalizzato il marchio statunitense.

A titolo di confronto, in Messico Domino’s Pizza ha iniziato il 2022 con 802 punti vendita, il dato più alto dal suo arrivo nel Paese latinoamericano nel 1989. Rispetto a gennaio dell’anno precedente, il numero di negozi è aumentato di circa il 3%. Il marchio multinazionale è gestito in terra azteca da Alsea S.A.B. de C.V., che amministra altre catene come Starbucks, Burger King e P.F. Changs.

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