
Ore 13:01 – Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre gli italiani hanno hanno archiviato l’ora legale, che tornerà in vigore nel mese di marzo 2027. Alle tre del mattino le lancette degli orologi sono state spostate indietro di 60 minuti. Questo passaggio annuale comporta un accorciamento della differenza oraria tra la nazione europea e il Messico, che si riduce a sette ore per quanto riguarda il fuso orario della zona centrale del Paese nordamericano, un territorio nel quale l’avvicendamento stagionale degli orologi è stato abolito in via definitiva nel corso del 2022.
Il ripristino dell’orario invernale permette di guadagnare un’ora di sonno durante la prima notte, ma il cambiamento non si rivela del tutto indolore per la popolazione. Secondo gli esperti, gli effetti del passaggio potrebbero riguardare svariati ambiti, incidendo in maniera tangibile sulla salute delle persone a causa delle alterazioni del ritmo circadiano, oltre ad avere ripercussioni sul consumo energetico complessivo. Proprio per questi motivi, da anni ormai, sia nel Parlamento italiano sia in quello europeo è al vaglio l’idea di abolire il doppio cambio orario annuale, una questione che continua a essere discussa senza trovare finora un esito legislativo concreto.
Già nel 2018 la Commissione europea aveva proposto di sopprimere l’alterazione stagionale, spinta da una consultazione pubblica che aveva registrato un ampio consenso a favore dell’abolizione del sistema. Da allora, il dossier è rimasto bloccato tra le scrivanie del Consiglio dell’Unione europea, ritardato prima dall’emergenza sanitaria e poi dalle diverse priorità geopolitiche internazionali. A proposito dello stato attuale delle trattative istituzionali, una portavoce dell’esecutivo comunitario ha recentemente ribadito la posizione di Bruxelles spiegando l’iter necessario: «La proposta è ancora lì. Crediamo che una soluzione coordinata sia ancora possibile. Ma ora la palla è nel campo degli Stati membri». Resta quindi da vedere se i singoli governi decideranno di riprendere in mano la questione per arrivare a un accordo definitivo.
Foto: Elisa Schu – picture alliance via Getty Images










