
Ore 15:15 – Il produttore di cemento piemontese Buzzi ha chiuso il terzo trimestre del 2026 con risultati positivi, trainati in modo significativo dalle eccellenti prestazioni registrate in territorio messicano. L’azienda ha riportato ricavi consolidati pari a circa 1,3 miliardi di euro, segnando un incremento del 3,5% su base annua. Questo dato si colloca circa l’1% sopra le stime ed è sostanzialmente in linea con il consenso degli analisti.
La presenza di Buzzi nel Paese nordamericano è radicata dal 1981 attraverso Corporación Moctezuma, una società mista controllata in modo paritetico con l’azienda spagnola Cementos Molins. Attualmente l’infrastruttura produttiva in Messico comprende tre moderne cementerie, 28 centrali per la produzione di calcestruzzo preconfezionato e due cave di aggregati, offrendo impiego a 1.370 collaboratori locali. Proprio questa partecipata si è rivelata il motore principale della recente crescita, registrando nel periodo in esame ricavi per 304,3 milioni di euro, con un notevole balzo in avanti del 26,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Analizzando il panorama internazionale, la solidità dei conti è stata supportata anche dalle indicazioni favorevoli provenienti da Stati Uniti, Germania e Repubblica Ceca insieme alla Slovacchia. Al contrario, i risultati ottenuti in Italia e in Russia si sono rivelati inferiori alle attese. Nonostante queste aree di debolezza, la spinta garantita dal mercato messicano ha permesso di rivedere al rialzo dell’1-2% le stime sull’utile netto per il triennio 2026-2028.
I vertici del gruppo hanno confermato gli obiettivi per l’intero esercizio 2026. L’azienda stima di raggiungere un margine operativo lordo ricorrente, indicatore chiave per misurare la redditività aziendale, compreso tra 1,1 e 1,2 miliardi di euro, prevedendo una «sostanziale prosecuzione delle tendenze attuali nel quarto trimestre». Alla luce di questi dati, gli esperti mantengono una raccomandazione positiva sul titolo azionario, con un prezzo obiettivo che sale da 52 a 53 euro. Si ritiene infatti che l’attuale valutazione di Borsa «non riflette adeguatamente i fondamentali, il programma infrastrutturale tedesco, la ripresa dei volumi statunitensi e la capacità finanziaria utilizzabile per remunerazione degli azionisti o acquisizioni».
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